Visualizzazione post con etichetta benessere. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta benessere. Mostra tutti i post

venerdì 1 febbraio 2019

Why? Because you always hurt the one you love




Why?
Because it feels good;
because it gives me an erection;
because it makes me come;
because I’m sick;
because there was so much sickness;
because I say fuck the sickness;
because I like the attention;
because I was alone alot;
because I was different;
because kids beat me up on the way to school;
because I was humiliated by nuns;
because of Christ and the crucifixion;
because of Porky Pig in bondage, force-fed by some sinister creep in a black cape;
because of stories of children hung by their wrists, burned on the stove, scalded in tubs;
because of Mutiny on the Bounty;
because of cowboys and Indians;
because of Houdini;
because of my cousin Cliff;
because of the forts we built and the things we did inside them;
because of my genes;
because of my parents;
because of doctors and nurses;
because they tied me to the crib so I wouldn’t hurt myself;
because I had time to think;
because I had time to hold my penis;
because I had awful stomach aches and holding my penis made it feel better;
because I’m a Catholic;
because I still love Lent, and I still love my penis, and in spite of it all I have no guilt;
because my parents said be what you want to be, and this is what I want to be;
because I’m nothing but a big baby and I want to stay that way, and I want a mommy forever, even a mean one, especially a mean one;
because of all the fairy tale witches and the wicked step mother, and the step sisters, and how sexy Cinderella was, smudged with soot, doomed to a life of servitude;
because of Hansel, locked in a witch’s cage until he was fat enough to eat;
because of “O” and how desperately I wanted to be her;
because of my dreams;
because of the games we played;
because I have an active imagination;
because my mother bought me tinker toys;
because hardware stores give me hard-ons;
because of hammers, nails, clothespins, wood, padlocks, pullies, eyebolts, thumbtacks, staple-guns, sewing needles, wooden spoons, fishing tackle, chains, metal rulers, rubber tubing, spatulas, rope, twine, C-clamps, S-hooks, razor blades, scissors, tweezers, knives, push pins, two-by-fours, ping-pong tables, alligator clips, duct tape, broom sticks, bar-b-que skewers, bungie cords, saw horses, soldering irons;
because of tool sheds;
because of garages;
because of basements;
because of dungeons;
because of The Pit and The Pendulum;
because of the Inquisition;
because of the rack;
because of the cross;
because of the Addams Family playroom;
because of Morticia Addams and her black dress with its octopus legs;
because of motherhood;
because of Amazons;
because of the Goddess;
because of the Moon;
because it’s in my nature;
because it’s against nature;
because it’s nasty;
because it’s fun;
because it flies in the face of all that’s normal, whatever that is;
because I’m not normal;
because I used to think that I was part of some vast experiment and that there was this implant in my penis that made me do these things and allowed them, whoever they were, to monitor my activities;
because I had to take my clothes off and lie inside this giant plastic bag so the doctors could collect my sweat;
because once upon a time I had such a high fever my parents had to strip me naked and wrap me in sheets to stop the convulsions;
because my parents loved me even more when I was suffering;
because I was born into a world of suffering;
because surrender is sweet;
because I’m attracted to it;
because I’m addicted to it;
because endorphins in the brain are like a natural kind of heroin;
because I learned to take my medicine;
because I was a big boy for taking it;
because I can take it like a man;
because, as someone once said, he’s got more balls than I do;
because it is an act of courage;
because it does take guts;
because I’m proud of it;
because I can’t climb mountains;
because I’m terrible at sports;
because no pain, no gain;
because spare the rod and spoil the child;

BECAUSE YOU ALWAYS HURT THE ONE YOU LOVE.

Bob Flanagan il Supermasochista

Il 4 gennaio 1996 in California moriva Bob Flanagan, aveva 43 anni ed era malato di fibrosi cistica. Artista eclettico, comico, scrittore, musicista, era sposato con Sheree Rose con cui condivideva l'amore intensamente praticato per l'arte e per il sadomasochismo.

Racconta Sheree: "Direi che ci sono state tre fasi principali nella nostra relazione. La prima fase è stata la nostra vita personale - solo lui ed io e tutte le cose pazze, selvagge e divertenti che abbiamo fatto insieme durante i primi due anni. Anche se ho fotografato tutto, questa documentazione era solo per noi. I successivi cinque anni, la seconda fase, sono stati dedicati all'organizzazione della comunità sadomaso, che non era mai stata sviluppata prima di allora. L'SM è stato un aspetto molto importante delle nostre vite. Ci abbiamo creduto abbastanza per riversare tutte le nostre energie nel fare dell'SM un movimento nazionale e creare spazi pubblici e comunitari a questo scopo. Siamo diventati portavoce del movimento sadomaso, tenendo conferenze e dimostrazioni e sensibilizzando il pubblico sulla comunità SM. Al giorno d'oggi è andato ben oltre le nostre aspettative ma a quel tempo il movimento SM stava appena cominciando. E, poiché abbiamo ottenuto risposte così positive all'interno della comunità SM, abbiamo accarezzato l'idea di portare l'SM nel mainstream. Quello fu l'inizio della terza fase, la fase dell'arte."



Bob Flanagan aveva imparato a combattere il dolore della malattia che pervadeva la sua vita con le pratiche sadomaso, era riuscito ad esorcizzarlo, a trasmutare il dolore in piacere masochistico al punto tale di trasformare questa pratica in una performance artistica da esibire in pubblico come forma d'arte, lui era l'opera vivente esposta e Sheree era l'artista creatrice e dominante.

Il Supermasochista, era questo il suo nickname perche' aveva fondato la sua relazione con la moglie come stile di vita sadomaso sugellato da un contratto di schiavitu': lui era il suo schiavo, e più lei abusava di lui (fisicamente o mentalmente) più cresceva il suo desiderio per lei.

Dal privato al pubblico esibito: in Auto erotic SM, performance artistica tenuta a Los Angeles nel 1989, Bob Flanagan proiettando diapositive sanguinose della sua malattia portava avanti una serie di atti sessuali sadomaso con la sua partner Sheree Rose e concluse inchiodando il suo pene a una tavola di legno.

Fu anche protagonista di un video musicale dei Nine Inch Nail, Happiness in Slavery del 1992, qui visibile la versione originale non censurata.

Nine Inch Nails: Happiness In Slavery (Uncensored) (1992)

Nel 1997 e' uscito il documentario di Birby Dick
SICK the life and death of Bob Flanagan, Supermasochist



Qui trovate una interessante recensione di A. Bruzzone: Questo pluripremiato ed avvincente documentario biografico, è un vero e proprio testamento voluto da Flanagan per raccontare la sua esperienza sino alla morte; una morte che il performer vedeva avvicinarsi sempre più, con crisi respiratorie e ricoveri sempre più lunghi e dolorosi. Il regista Kirby Dick è molto efficace nell’accompagnare Bob nel suo racconto, da cui traspare l’immagine di un artista controverso ma pieno di voglia di vivere, e decisamente battagliero; un uomo ironico e intelligente, convinto e orgoglioso della propria identità e del valore della sua esperienza. Ma se il taglio (auto)biografico costituisce un punto di forza del documentario, per altri versi ne è anche l’insuperabile limite: per quanto Flanagan non lesini affatto in humor nero e anticonformismo, la sua caratterizzazione nel documentario è decisamente agiografica. E non poche sono le occasioni (le relazioni con i genitori e il fratello, la sua conflittuale religiosità cattolica…) in cui sorgono dubbi sull’obiettività del racconto. Ovviamente per quanto la fibrosi cistica abbia una parte rilevante sia nella narrazione, sia nella stessa poetica artistica di Flanagan, nondimeno il masochismo non è mai in secondo piano. Anzi, è ben presente in un florilegio di tutte le sue declinazioni: spanking, frustate, bondage, umiliazioni, immobilizzazioni, tagli, chiodi, penetrazioni anali con vari oggetti, sospensioni aeree, e quant’altro. Le immagini sono piuttosto forti, coinvolgendo spesso i genitali del protagonista; per questo, sono costate al documentario diversi problemi con la censura. (...)

mercoledì 21 settembre 2011

Parafilia? Un concetto prescientifico


Non mi addentro in campo a me ignoto se non per segnalare che anche fra gli addetti ai lavori ci sono divergenze sul concetto di parafilia:

Erwin J. Haeberle
"PARAFILIA"
UN CONCETTO PRESCIENTIFICO
Alcuni commenti ad un dibattito corrente Tradotto in italiano da Peter Boom

(...)
Brevemente: Con fattori culturali che giocano un ruolo così importante bisogna stare molto attenti quando si tenta di stabilire criteri diagnostici "obiettivi" per ordine o disordine nel comportamento sessuale umano. Ciò non significa che gli psichiatri non possano e non debbano intervenire in certe situazioni concrete. Ma essi saranno più in grado di farlo effettivamente se rinunciano a dubbie affermazioni e pronunciamenti assoluti basati su convinzioni morali non riconosciute.

Con ciò arriviamo ora ai termini "parafilia" e "disordine": Posso solo ripeterlo: Sono termini prescientifici e tali rimarranno per sempre. Naturalmente, quando F.S. Kraus creò più di cento anni fa il termine "parafilia", aveva le migliori intenzioni.

Ma, come io sostengo, non si può continuare così. "Parafilia" e "disordine" sono giudizi di valore negativo e non la descrizione obiettiva dei fatti. Gli psichiatri non fanno alcun favore a loro stessi continuando ad adottare questi termini moralistici. Se desiderano rispetto nel futuro farebbero bene a cercare espressioni nuove e più neutrali. Non voglio essere pignolo o negativo. Ritengo soltanto che i miei stimati colleghi, accurati e seri come sono e guidati dalle più nobili motivazioni, stiano lottando per una causa persa.

Ritengo che il vero problema qui è nel concetto stesso di parafilia. Non c'è scampo: E' e rimarrà sempre un termine essenzialmente ideologico. Non è una descrizione neutrale di qualcosa, ma un giudizio morale negativo. Non serve di separarlo in parafilia e disordine parafiliaco!
(...)
In altre parole: Tutte le persone che usano il termine "parafilia", con questo pretendono indirettamente di sapere che cosa è giusto o sbagliato nel comportamento sessuale umano. La stessa cosa vale per la parola "disordine". Ripeto, chi pronuncia queste parole pretende di essere a conoscenza dell'ordine unico e corretto.
(...)
In conclusione: Noi nel mondo sessuologico dovremmo, una volta per tutte, eliminare i termini moralistici e prescientifici "parafilia" e "disordine". Dovremmo invece preoccuparci dei comportamenti che causano angoscia o danni alle persone implicate e/o causano danni ad altri.
(...)

Chi è interessato può leggere il testo integrale qui:
http://www2.hu-berlin.de/sexology/BIB/parafileh.htm

martedì 2 agosto 2011

mercoledì 10 febbraio 2010

Schiavitù amorosa?


Vi è mai capitato di perdere la testa, o meglio il cuore, per una donna? Magari un amore non contraccambiato... poco importa se l'amata è vanilla o dominante, mistress amatoriale o professionale... penso che non conta granché la categoria in cui le convenzioni collocano questa persona.
Un amore forse ti pone in uno stato particolare di dipendenza, di schiavitù verso l'amata e il fatto che non sia contraccambiato provoca una specie di dolore di fondo, una leggera pinzetta al cuore anziché al capezzolo che puoi sopportare ma non puoi togliere.
Certo se la scintilla scocca in ambito BDSM ti chiedi di chi ti sei innamorato... della donna o della mistress?
E tu spasimante sei tale come uomo o come schiavo?
Oppure cosa succede quando è la padrona che si innamora dello schiavo? E' lei a finire legata in suo potere?
Razionalmente credo che questi grovigli sentimental-sadomasochisti siano destinati a naufragio certo, ma come si dice 'al cuor non si comanda'.
Forse i player sono consci del rischio delle interferenze sentimentali in un roleplay... e le tante regole del rapporto BDSM, la durata del gioco, la fisicità ecc. mirano proprio ad evitare questa trappola del coinvolgimento emozionale/affettivo?

martedì 26 maggio 2009

mercoledì 4 febbraio 2009

Bdsm? No grazie

Un link alla pagina di Woland e Igraine
http://armoniaco.galeon.com/wolbdsm.html

"Ho infatti sempre supposto che chi amava il piacere amasse profondamente anche la vita, per cui ai miei occhi sarebbe apparso un vistoso controsenso rinunciare ad altre gratificazioni solo per spingerne una fino all'estremo. Questa era infatti la mia realta', visto che giammai avrei voluto fare il padrone o lo schiavo a tempo pieno, rinunciando cosi' ad avere una vita soddisfacente anche in altri campi; chè pure poteva essere divertente giocare al cagnolone e slinguazzare da una ciotola, ma al di fuori del gioco certamente meritava apprezzare pure i piaceri della buona cucina seduti a tavola da comuni e umani bipedi raziocinanti... "

lunedì 2 febbraio 2009

I dodici esperti


Ho trovato in rete questa pagina
http://www.psicologi- italia.it/domanda_psicologia_46.htm

dove la lei di una coppia D/s è preoccupata dalla caduta di autostima del suo compagno.
Alla sua lettera seguono una dozzina di commenti di psicologi e psicoterapeuti che li invitano ad andare in analisi.

Ci sarebbero anche le risposte al feticista:
http://www.psicologi- italia.it/domanda_psicologia_21.htm

Se Francesca avesse chesto aiuto ad un gruppo BDSM che risposte avrebbe ricevuto?

sabato 2 febbraio 2008

Dottore sono malato?


Le Parafilie: valutazione diagnostica
"perversioni sessuali": diagnosi dei disturbi del comportamento sessuale

L’influenza del contesto socio-culturale è piuttosto evidente quando si trattano “patologie” come le parafilie. «Parafilia» è l’attuale termine scientifico per definire l’insieme di quelle condotte sessuali più note con i nomi di “perversioni” o “deviazioni sessuali”.
Se adottassimo uno di questi ultimi nomenclatori ci troveremmo immediatamente immersi in un contesto “giudicante” che è esattamente l’opposto di ciò che avviene nel setting psicologico clinico.
Affrontare un discorso generale sulle parafilie senza suscitare anche un pur minimo imbarazzo o prese di posizione nette sull’argomento, è compito senza dubbio arduo se non impossibile. Questo perché, nonostante le numerose “rivoluzioni” sessuali, la sessualità rimane uno dei più importanti “modellatori” della personalità, dell’identità e della vita sociale di ogni individuo.
Se al tempo di Sigmund Freud, in un contesto sociale in cui la sessualità non risultava essere argomento di discussione, poteva avere un senso parlare di perversioni definendole come «quelle attività sessuali finalizzate su regioni del corpo non genitali», oggi, in seguito a quei cambiamenti sociali messi in moto proprio dal movimento psicoanalitico, in seguito alla nascita della sessuologia clinica e quindi alle ricerche sulla sessualità, una simile “diagnosi” rischierebbe di valutare come “patologiche” le condotte sessuali della quasi totalità della popolazione mondiale.
Tutti gli individui cosiddetti normali hanno delle fantasie e mettono in atto delle pratiche sessuali che potrebbero apparentemente sembrare “perverse” ovvero ognuno di noi conserva un nucleo che possiamo anche definire “perverso” che si integra in un processo di personalità e di comportamento che risulta comunque normale.
La linea tra normalità e patologia nella sessualità è sempre legata ad aspetti quali la non esclusività, la non compulsione del comportamento e, ricordiamo, soprattutto al consenso reale dei partner sessuali.
Parliamo infatti di “normalità” delle condotte sessuali quando tale comportamento si svolge innanzitutto tra soggetti realmente consenzienti e non reca disagio, sofferenza o problemi legali (nella cultura di riferimento) a nessuno dei partecipanti all’attività e non rappresenta una condotta esclusiva svolta come una compulsione e non interferisce con lo svolgimento delle attività lavorativa e/o sociale.
Allo stesso modo definiamo il comportamento sessuale “patologico” quando causa anche ad uno soltanto dei partecipanti all’attività, disagio, sofferenza, interferenze con le attività lavorative e/o sociali, quando si compie come una compulsione, quando reca danni, quando causa problemi legali.


Offerte queste definizioni generali circa la “normalità” e la “patologia” del comportamento sessuale proponiamo ora la nosografia attuale delle parafilie, con riferimento al manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV, 1994).
Va tenuto presente che tali definizioni risentono dell’influenza della nostra cultura e pertanto, possiamo immaginare, potrebbero subire variazioni nel corso del tempo o non applicarsi a culture completamente diverse. Ciò non toglie che attualmente tali condotte siano considerate “patologiche” in quanto ogni forma di disagio si inscrive sempre all’interno di uno specifico contesto sociale.
Quando ad esempio il “pedofilo” cerca di giustificare la propria condotta parafiliaca portando come esempio altre culture o società antiche, “dimentica” che egli vive in un contesto diverso da quelli che porta come prova che la sua condotta sia da definire “normale”. La negazione di vivere all’interno di un contesto socio-culturale che non sia in grado di giustificare un certo tipo di comportamento tanto da definirlo “patologico” è probabilmente un processo difensivo che va utilizzato nella valutazione diagnostica di tali pazienti.

Le parafilie classificate dal DSM-IV (1994) sono le seguenti:

Esibizionismo. Esposizione dei propri genitali ad un estraneo che non se l’aspetta.

Feticismo. Uso di oggetti inanimati che non siano limitati a strumenti, come il vibratore, progettati per la stimolazione tattile dei genitali.

Frotteurismo. Toccare e strofinarsi contro una persona non consenziente.

Pedofilia. Attività sessuale con uno o più bambini prepuberi (generalmente di 13 anni o più piccoli). Il soggetto “pedofilo” deve avere almeno 16 anni ed essere di almeno 5 anni maggiore del bambino o dei bambini con cui ha attività sessuali. Non viene incluso il soggetto tardo-adolescente coinvolto in una relazione sessuale perdurante con un soggetto di 12-13 anni.

Masochismo Sessuale. Atto (reale, non simulato) di essere umiliati, picchiati, legati o fatti soffrire in qualche altro modo.

Sadismo Sessuale. Azioni (reali, non simulate) in cui la sofferenza psicologica o fisica (inclusa l’umiliazione) della vittima è sessualmente eccitante per il soggetto.

Feticismo da Travestitismo. Il travestimento di un maschio eterosessuale.

Voyeurismo. Atto di osservare un soggetto che non se lo aspetta mentre è nudo, si spoglia, o è impegnato in attività sessuali.

Parafilia Non Altrimenti Specificata (NAS). Questa categoria diagnostica viene inclusa per codificare quelle parafilie che non soddisfano i criteri per nessuna delle precedenti. Gli esempi includono, ma non si limitano a:

Scatologia telefonica. Telefonate oscene

Necrofilia. Attrazione sessuale per i cadaveri

Parzialismo. Attenzione esclusiva per una parte del corpo.

Zoofilia. Attrazione sessuale per gli animali.

Coprofilia. Uso delle feci per l’eccitazione sessuale.

Urofilia. Uso delle urine per l’eccitazione sessuale.

Clismafilia. Uso dei Clisteri per l’eccitazione sessuale.

Va ricordato che ogni parafilia deve durare per almeno sei mesi ed essere presenti fantasie, impulsi sessuali, o comportamenti ricorrenti, e intensamente eccitanti sessualmente che comportino le azioni di cui sopra.
Ogni “condotta sessuale” per essere definita parafiliaca ha necessità di causare disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa o di altre aree importanti del funzionamento.


Il Trattamento. Il trattamento delle parafilie è piuttosto complesso, soprattutto quando il paziente ha già messo in atto processi difensivi in grado di far negare che il comportamento sia patologico. Occorre sempre un’attenta valutazione diagnostico-differenziale soprattutto per escludere altre forme psicopatologiche come ritardo mentale, disturbi gravi di personalità (in particolare il disturbo borderline) e altre patologie. Una volta valutato il funzionamento globale del paziente sarà possibile orientare verso la forma di intervento, quasi sempre piuttosto lunga e tortuosa, adatta per ogni specifico caso.
Dott. Marco Baranello

Baranello, M. (2003)
Le Parafilie: valutazione diagnostica.
SRM Psicologia Rivista (www.psyreview.org).
Roma, 20 luglio 2003.

lunedì 7 gennaio 2008

AmorProprio

Amor Proprio e Autostima sono due indicatori importanti per chi fa sadomaso, da controllare periodicamente come si fa in auto con i livelli di acqua e olio per non rimanere a piedi o fondere il motore. Questo testo, non mio, è interessante:

In molti individui che sviluppano dipendenze patologiche, uno dei nodi più critici da sciogliere è la mancanza di amor proprio. E' praticamente impossibile risolvere un problema di una dipendenza senza prima recuperare il rispetto di sè. L'amor proprio è uno stato affettivo particolare che spinge a prendersi cura della propria persona e della propria salute, ovvero a "volersi bene". L'autoconservazione è un bene innato in tutti gli esseri viventi, ma poi sono le scelte personali che lo coltivano e lo fanno diventare un valore. Fermati qualche istante a riflettere su questa straordinaria ricchezza e vedi che posto occupa nella tua scala valoriale. Forse ci sono momenti durante il giorno in cui ti sembra di avere a cuore la salute, ma quando ti dedichi a soddisfare la tua dipendenza di fatto manchi di rispetto alla tua persona. Non hai cura di te. Qui non conta la misura: il volersi bene risponde alla legge del tutto o nulla. In un legame d’amore vero anche un solo schiaffo può incrinare il rapporto. Così anche una dipendenza di "lieve entità" può impoverire e persino distruggere il tuo amor proprio.Qualsiasi forma di attaccamento morboso configura sempre un maltrattamento della persona, tanto nel nel corpo quanto nella mente. Ciò che talvolta illude è il ritardo col quale si manifesta questa violenza: una sorta di scommessa contro il tempo che però non lascia garanzie a nessuno. Tutte le dipendenze, di qualsiasi tipo e di qualsiasi grado, sono espressioni di trascuratezza e di autolesionismo nei propri confronti.
Ma perchè ad un certo punto della vita non ci si vuole più bene?


da http://www.escidallatrappola.it