Why?
Because it feels good;
because it gives me an erection;
because it makes me come;
because I’m sick;
because there was so much sickness;
because I say fuck the sickness;
because I like the attention;
because I was alone alot;
because I was different;
because kids beat me up on the way to school;
because I was humiliated by nuns;
because of Christ and the crucifixion;
because of Porky Pig in bondage, force-fed by some sinister creep in a black cape;
because of stories of children hung by their wrists, burned on the stove, scalded in tubs;
because of Mutiny on the Bounty;
because of cowboys and Indians;
because of Houdini;
because of my cousin Cliff;
because of the forts we built and the things we did inside them;
because of my genes;
because of my parents;
because of doctors and nurses;
because they tied me to the crib so I wouldn’t hurt myself;
because I had time to think;
because I had time to hold my penis;
because I had awful stomach aches and holding my penis made it feel better;
because I’m a Catholic;
because I still love Lent, and I still love my penis, and in spite of it all I have no guilt;
because my parents said be what you want to be, and this is what I want to be;
because I’m nothing but a big baby and I want to stay that way, and I want a mommy forever, even a mean one, especially a mean one;
because of all the fairy tale witches and the wicked step mother, and the step sisters, and how sexy Cinderella was, smudged with soot, doomed to a life of servitude;
because of Hansel, locked in a witch’s cage until he was fat enough to eat;
because of “O” and how desperately I wanted to be her;
because of my dreams;
because of the games we played;
because I have an active imagination;
because my mother bought me tinker toys;
because hardware stores give me hard-ons;
because of hammers, nails, clothespins, wood, padlocks, pullies, eyebolts, thumbtacks, staple-guns, sewing needles, wooden spoons, fishing tackle, chains, metal rulers, rubber tubing, spatulas, rope, twine, C-clamps, S-hooks, razor blades, scissors, tweezers, knives, push pins, two-by-fours, ping-pong tables, alligator clips, duct tape, broom sticks, bar-b-que skewers, bungie cords, saw horses, soldering irons;
because of tool sheds;
because of garages;
because of basements;
because of dungeons;
because of The Pit and The Pendulum;
because of the Inquisition;
because of the rack;
because of the cross;
because of the Addams Family playroom;
because of Morticia Addams and her black dress with its octopus legs;
because of motherhood;
because of Amazons;
because of the Goddess;
because of the Moon;
because it’s in my nature;
because it’s against nature;
because it’s nasty;
because it’s fun;
because it flies in the face of all that’s normal, whatever that is;
because I’m not normal;
because I used to think that I was part of some vast experiment and that there was this implant in my penis that made me do these things and allowed them, whoever they were, to monitor my activities;
because I had to take my clothes off and lie inside this giant plastic bag so the doctors could collect my sweat;
because once upon a time I had such a high fever my parents had to strip me naked and wrap me in sheets to stop the convulsions;
because my parents loved me even more when I was suffering;
because I was born into a world of suffering;
because surrender is sweet;
because I’m attracted to it;
because I’m addicted to it;
because endorphins in the brain are like a natural kind of heroin;
because I learned to take my medicine;
because I was a big boy for taking it;
because I can take it like a man;
because, as someone once said, he’s got more balls than I do;
because it is an act of courage;
because it does take guts;
because I’m proud of it;
because I can’t climb mountains;
because I’m terrible at sports;
because no pain, no gain;
because spare the rod and spoil the child;
BECAUSE YOU ALWAYS HURT THE ONE YOU LOVE.
venerdì 1 febbraio 2019
Why? Because you always hurt the one you love
Bob Flanagan il Supermasochista
Racconta Sheree: "Direi che ci sono state tre fasi principali nella nostra relazione. La prima fase è stata la nostra vita personale - solo lui ed io e tutte le cose pazze, selvagge e divertenti che abbiamo fatto insieme durante i primi due anni. Anche se ho fotografato tutto, questa documentazione era solo per noi. I successivi cinque anni, la seconda fase, sono stati dedicati all'organizzazione della comunità sadomaso, che non era mai stata sviluppata prima di allora. L'SM è stato un aspetto molto importante delle nostre vite. Ci abbiamo creduto abbastanza per riversare tutte le nostre energie nel fare dell'SM un movimento nazionale e creare spazi pubblici e comunitari a questo scopo. Siamo diventati portavoce del movimento sadomaso, tenendo conferenze e dimostrazioni e sensibilizzando il pubblico sulla comunità SM. Al giorno d'oggi è andato ben oltre le nostre aspettative ma a quel tempo il movimento SM stava appena cominciando. E, poiché abbiamo ottenuto risposte così positive all'interno della comunità SM, abbiamo accarezzato l'idea di portare l'SM nel mainstream. Quello fu l'inizio della terza fase, la fase dell'arte."

Bob Flanagan aveva imparato a combattere il dolore della malattia che pervadeva la sua vita con le pratiche sadomaso, era riuscito ad esorcizzarlo, a trasmutare il dolore in piacere masochistico al punto tale di trasformare questa pratica in una performance artistica da esibire in pubblico come forma d'arte, lui era l'opera vivente esposta e Sheree era l'artista creatrice e dominante.
Il Supermasochista, era questo il suo nickname perche' aveva fondato la sua relazione con la moglie come stile di vita sadomaso sugellato da un contratto di schiavitu': lui era il suo schiavo, e più lei abusava di lui (fisicamente o mentalmente) più cresceva il suo desiderio per lei. Dal privato al pubblico esibito: in Auto erotic SM, performance artistica tenuta a Los Angeles nel 1989, Bob Flanagan proiettando diapositive sanguinose della sua malattia portava avanti una serie di atti sessuali sadomaso con la sua partner Sheree Rose e concluse inchiodando il suo pene a una tavola di legno.
Fu anche protagonista di un video musicale dei Nine Inch Nail, Happiness in Slavery del 1992, qui visibile la versione originale non censurata.
Nine Inch Nails: Happiness In Slavery (Uncensored) (1992)
Nel 1997 e' uscito il documentario di Birby Dick
SICK the life and death of Bob Flanagan, Supermasochist

Qui trovate una interessante recensione di A. Bruzzone:
Questo pluripremiato ed avvincente documentario biografico, è un vero e proprio testamento voluto da Flanagan per raccontare la sua esperienza sino alla morte; una morte che il performer vedeva avvicinarsi sempre più, con crisi respiratorie e ricoveri sempre più lunghi e dolorosi.
Il regista Kirby Dick è molto efficace nell’accompagnare Bob nel suo racconto, da cui traspare l’immagine di un artista controverso ma pieno di voglia di vivere, e decisamente battagliero; un uomo ironico e intelligente, convinto e orgoglioso della propria identità e del valore della sua esperienza. Ma se il taglio (auto)biografico costituisce un punto di forza del documentario, per altri versi ne è anche l’insuperabile limite: per quanto Flanagan non lesini affatto in humor nero e anticonformismo, la sua caratterizzazione nel documentario è decisamente agiografica. E non poche sono le occasioni (le relazioni con i genitori e il fratello, la sua conflittuale religiosità cattolica…) in cui sorgono dubbi sull’obiettività del racconto. Ovviamente per quanto la fibrosi cistica abbia una parte rilevante sia nella narrazione, sia nella stessa poetica artistica di Flanagan, nondimeno il masochismo non è mai in secondo piano. Anzi, è ben presente in un florilegio di tutte le sue declinazioni: spanking, frustate, bondage, umiliazioni, immobilizzazioni, tagli, chiodi, penetrazioni anali con vari oggetti, sospensioni aeree, e quant’altro. Le immagini sono piuttosto forti, coinvolgendo spesso i genitali del protagonista; per questo, sono costate al documentario diversi problemi con la censura. (...)
mercoledì 6 dicembre 2017
Rudolf Schlichter, 1930
Rudolf Schlichter (1890-1955) - come Hermann Hesse - nacque a Calw, una piccola citta' in Württemberg. Lasciò presto la scuola e iniziò un apprendistato come pittore in una fabbrica di Pforzheim. La seguente diceria di Schlichter che, da ragazzo di dodici anni, iniziò a lavorare come garzone in un Grand Hotel mettendo insieme un'entusiasmante collezione di tacchi alti rubati, fu probabilmente inventata. Dal 1906 al 1909 frequenta la Scuola di Arti e Mestieri di Stoccarda e successivamente studia con Hans Thoma e Wilhelm Trübner alla Art Academy di Karlsruhe.
Chiamato per il servizio militare durante la prima guerra mondiale, Schlichter fece lo sciopero della fame per ottenere il congedo anticipato, e nel 1919 si trasferì a Berlino, dove si unì al KPD (Partito comunista tedesco) e al gruppo di novembre.
Schlichter ha partecipato alla prima fiera Dada di Berlino nel 1920 dove ha esposto - insieme a John Heartfield - l'opera dell'Arcangelo Prussiano, un ufficiale militare dalla testa di porco sospeso dal soffitto. Ha anche lavorato come illustratore per diversi periodici, in particolare Arbeiter Illustrierte Zeitung (AIZ), Die Rote Fahne ed Eulenspiegel. L'arte divenne l'arma di Schlichter nella lotta politica contro l'alta societa' e il militarismo. I suoi soggetti preferiti erano rappresentazioni della città, scene di strada, sottocultura della bohème intellettuale e del mondo sotterraneo, ritratti e scene erotiche.
Nel 1922, un gruppo di artisti - Otto Dix, Conrad Felixmüller, Rudolf Schlichter, Carlo Mense, Carl Hofer, Georg Schrimpf e Heinrich Maria Davringhausen - derisero il gruppo di novembre per essersi depoliticizzati e successivamente fondarono un movimento artistico per essere poi nominati Neue Sachlichkeit o nuova oggettività. Il loro lavoro, che fu poi condannato dai nazisti come "degenerato", fu intenso, angoloso e nervoso. Nel 1924, con John Heartfield e George Grosz, Schlichter creò il Rote Gruppe (il gruppo rosso). Schlichter era considerato a quel tempo uno dei membri più importanti della Neue Sachlichkeit; Bert Brecht, Alfred Döblin, Oskar Maria Graf, Erich Kästner, Carl Zuckmeier ed Egon Erwin Kisch erano tra i suoi amici. Nel 1925 Schlichter partecipò alla mostra Neue Sachlichkeit alla Mannheim Kunsthalle (esattamente dove fu coniata la nozione di Neue Sachlichkeit). Il lavoro di Schlichter di questo periodo è stato realistico, un buon esempio sono i suoi ritratti di Karola Neher, Bertold Brecht e Margot, ora nel Museo Märkisches di Berlino. Quest'ultima rappresenta una prostituta che spesso ha posatato per Schlichter, in piedi su una strada deserta e con una sigaretta in mano. Nel 1927, Schlichter fece amicizia con Elfriede Elisabeth Koehler, chiamata Speedy, una cocotte di Ginevra, che condivideva l'interesse di Schlichter per stivali abbottonati, schiavitù e giochi sadomaso. Schlichter allora abbandonò il movimento operaio e si associò a intellettuali conservatori come Ernst Jünger e Karl Kraus ("Non c'è più sfortunata creatura sotto il sole di un feticista che anela alla scarpa di una donna e deve accontentarsi di tutta la donna"). Presto e si è riunito nuovamente alla chiesa cattolica. Una strana mossa, ma Schlichter si sentiva masochista riguardo al suo masochismo e voleva confessare, mentre Speedy si accontentava di ufficializzare in qualche modo la sua nuova vita.
All'inizio degli anni Trenta Schlichter scrisse la sua autobiografia in due volumi: Das widerspenstige Fleisch (The Rebellious Flesh) e Tönerne Flüsse (Clay Rivers); quest'ultimo è stato immediatamente messo all'indice dal nuovo governo nazista a causa delle sue "tendenze erotiche-perverse". Nel 1932 la coppia Schlichter lasciò Berlino e si stabilì a Rottenburg (una piccola città vicino a Stoccarda). Tre anni dopo, fu espulso dall'Associazione degli scrittori tedeschi del Reich e trascorse un paio di mesi in prigione con l'accusa di favoreggiamento (Speedy aveva integrato le entrate familiari ricevendo i clienti paganti nel loro appartamento privato).

Nel 1937 molte delle opere di Schlichter furono mostrate nella famigerata Degenerate Art Exhibition, e nel 1939 il potere cieco delle autorità naziste lo bandì dall'esporre. Il suo studio fu distrutto dalle bombe alleate nel 1942. Un anno dopo la guerra, nel 1946, Schlichter partecipò al primo Deutsche Kunstausstellung di Dresda con alcuni dei suoi ultimi lavori surrealisti. Ha spiegato il suo turno al Surrealismo nel suo testo "Das Abenteuer der Kunst" (L'avventura dell'arte), che è stato pubblicato dalla Rowohlt Verlag nel 1949. Rudolf Schlichter morì a Monaco il 3 maggio 1955. http://weimarart.blogspot.it/2010/07/rudolf-schlichter.html
martedì 29 novembre 2011
mercoledì 12 ottobre 2011
Il giuoco delle perle di vetro
di Hermann Hesse

Nel romanzo piuttosto enigmatico che Hermann Hesse pubblicò in Svizzera nel 1943 col titolo Il giuoco delle perle di vetro, incontriamo il nome di Castalia fin dalle prime righe. Esso designa, nello stesso tempo, un luogo, una cittadella, ma anche un’organizzazione utopica. È, insieme, spazio e legame sociale, che tendono a coincidere.
Le vicende del romanzo sono ambientate nel 2400 e Castalia, pur essendo la sede in cui si compiono i riti degli iniziati al gioco delle perle di vetro, è anche la meta irraggiungibile (perché la meta – insegnano i romanzi di Hesse – è sempre l’inizio) alla quale tendono anche i Pellegrini d’Oriente di un racconto coevo, intitolato Il pellegrinaggio in Oriente, ambientato in Ticino (precisamente a Morbio Inferiore).
Castalia, il luogo in cui gli iniziati al gioco delle perle di vetro risiedono, è avvolto in un alone di utopia e, dal punto di vista letterario, è la contaminazione di alcune suggestioni letterarie (come per esempio la «provincia pedagogica» di Goethe) e la proiezione di un desiderio ideale, che ha come aspetto positivo il concretizzarsi di una pratica basata sul gioco – un gioco fantastico, ma non caotico, basato su ferree regole matematico-musicali – che è il gioco della scrittura. Castalia è il luogo dove gli iniziati al gioco tengono viva la memoria culturale, chi semplicemente combinando le perle-idee secondo la tradizione, chi invece dando vita ad accostamenti nuovi.
Dal punto di vista della genesi storica del romanzo di Hermann Hesse, Castalia (che letteralmente vuol dire Paese di castità) si contrappone alla Germania nazista simbolo di barbarie; ma nelle intenzioni dell’autore è l’Oriente, è il «Dappertutto e l’In-nessun-luogo», è la proiezione utopica di quei valori spirituali, dove gli opposti convivono, dove, mediante il gioco (l’elemento rituale) e l’invenzione (l’elemento creativo) si può compiere la via per sentirsi parte di un ordine cosmico.
Il protagonista del romanzo Joseph Knecht, studiando la storia, si accorge che Castalia e il gioco delle perle di vetro sono destinati a scomparire, tanto grande è il contrasto fra il mutevole mondo esterno e il perfetto ma statico mondo di Castalia. Così come Knecht ritiene quindi necessario inserire Castalia nel mondo (...)
Testo tratto da www.castalia.ch/casa/hesse.htm
Illustrazione di http://levyrasputin.deviantart.com
Qui c'è il PDF con il testo completo anche se consiglio la lettura del vecchio caro libro fatto di carta e inchiostro.
Le genou de Claire

LE GENOU DE CLAIRE
Regia: Eric Rohmer; interpreti: Jean-Claude Brialy (Jérôme), Aurora Cornu (Aurora), Laurence de Monagham (Claire). Origine: Francia. Anno: 1970. Durata: 105 mn.
Jérôme sta per sposarsi. Passa le sue ultime vacanze da scapolo ad Annecy. Al lago, si scopre sensibile al fascino di una giovane, Claire. Prova il desiderio irrefrenabile di toccarle le ginocchia. Il quinto episodio dei Contes moraux gira tutto intorno ad una curiosa ossessione anatomica. Perché le ginocchia ? È proprio la modestia dell'oggetto del desiderio – né il più nascosto né inaccessibile d'un corpo, non il più cantato dai poeti – a sottolineare tutti i pudori e i limiti che Jérôme mette a se stesso. E come proprio questi limiti, impongano alla sua mente un continuo esercizio atletico per scavalcarli senza essere disarcionati dal proprio superIo.
venerdì 10 giugno 2011
Bondage Warriors: Vogue Japan by Steven Klein


Published by Vogue Japan Homme
Photographed by Steven Klein / Styling Nicola Formichetti / Models Anthony Gallo,Colby Jamar, Doug Porter, Jason Morgan, Oraine Barrett, Ryan Koning and Travis Hanson at Major, Stephen Novok at Request / Production Tracy Whiting at North6
lunedì 6 giugno 2011
Strapon Street Art

"As I was reading the comments one of the folks translated it as “This is my penance.” While this is correct, Hebrew words tend to have more than one meaning and the word “qafarti” can also be translated as “my heresy,” making the phrase mean “This is my heresy.” In traditional Jewish circles, generally meaning the Orthodox, strap-ons and any sort of strap-on sex would be considered taboo and would be frowned upon. "
mercoledì 29 settembre 2010
Elogio dei piedi

Elogio dei piedi
Perché sono lontani dalla testa. Perché conoscono il suolo, le spine, i serpenti, l’aspro e lo sdrucciolo. Perché sono tutto l’equilibrio. Perché sono la superficie che spetta quando si sta in una folla e si sopporta un gomito altrui in una costola, un braccio sotto il naso, una cartella nell’addome, ma non si permette a nessuno di calpestarceli. Perché sono il minimo e inviolabile confine.
Perché reggono l’intero peso. Perché sanno tenersi su appoggi e appigli minimi. Perché sanno correre sugli scogli e neanche i cavalli lo sanno fare. Perché portano via. Perché sono la parte più prigioniera di un corpo incarcerato. E chi esce dopo molti anni deve imparare di nuovo a camminare in linea retta.
Perché sanno saltare, e non è colpa loro se più in alto nello scheletro non ci sono ali. Perché scalzi sono belli. Perché sanno piantarsi nel mezzo delle strade come muli e fare una siepe davanti al cancello di una fabbrica. Perché sanno giocare con la palla e sanno nuotare. Perché per qualche popolo pratico erano unità di misura. Perché quelli di donna facevano friggere i versi di Puškin (Onegin, strofa 31).
Perché gli antichi li amavano e per prima cura di ospitalità li lavavano al viandante. Perché sanno pregare dondolandosi davanti a un muro o ripiegati indietro da un inginocchiatoio. Perché mai capirò come fanno a correre contando su un appoggio solo. Perché sono allegri e sanno ballare il meraviglioso tango, il croccante tip-tap, la ruffiana tarantella.
Perché non sanno accusare e non impugnano armi. Perché sono stati crocefissi. Perché anche quando si vorrebbe assestarli nel sedere a qualcuno, viene scrupolo che il bersaglio non meriti l’appoggio. Perché come le capre, amano il sale.
Perché non hanno fretta di nascere, però poi quando arriva il punto di morire scalciano in nome del corpo contro la morte.
(da Altre prove di risposta – Erri De Luca)
martedì 12 gennaio 2010
Au revoir
martedì 8 settembre 2009
Buster Keaton
lunedì 31 agosto 2009
Kahlil Gibran, Sul dolore

E una donna disse:
Parlaci del Dolore.
E lui disse:
Il dolore è lo spezzarsi del guscio che racchiude la vostra conoscenza.
Come il nocciolo del frutto deve spezzarsi affinché il suo cuore possa esporsi al sole, così voi dovete conoscere il dolore.
E se riusciste a custodire in cuore la meraviglia per i prodigi quotidiani della vita, il dolore non vi meraviglierebbe meno della gioia;
Accogliereste le stagioni del vostro cuore come avreste sempre accolto le stagioni che passano sui campi.
E veglieresti sereni durante gli inverni del vostro dolore.
Gran parte del vostro dolore è scelto da voi stessi.
È la pozione amara con la quale il medico che è in voi guarisce il vostro male.
Quindi confidate in lui e bevete il suo rimedio in serenità e in silenzio.
Poiché la sua mano, benché pesante e rude, è retta dalla tenera mano dell'Invisibile,
E la coppa che vi porge, nonostante bruci le vostre labbra, è stata fatta con la creta che il Vasaio ha bagnato di lacrime sacre.
Your Pain is the breaking of the shell that encloses your understanding. Even as the stone of the fruit must break, that its heart may stand in the sun, so must you know pain. And could you keep your heart in wonder at the daily miracles of your life, your pain would not seem less wondrous than your joy. And you would accept the seasons of your heart, even as you have always accepted the seasons that pass over your fields. And you would watch with serenity through the winters of your grief.
martedì 21 luglio 2009
mercoledì 1 luglio 2009
Patricia Waller, sadomaso all'uncinetto

Sado/Maso: Yarn, polystyrene, wire, wood; crochet, 10 parts, size variable; 2000
Patricia Waller’s career has grown steadily over the years. Today she’s a consummate artist still living in Karlsruhe, Germany where her first solo show some sixteen years ago began to provoke interest in her work.
It is a divine gift when an artist has an intense identification with a theme, a technique or a specific material. Or perhaps it stems from an artistic instinct. Either way, Patricia Waller picked up her woolen yarn and crochet needles early on. Can we, therefore, add her to an elaborate list of a multitude of women artists who use clothing and needlework or recreate a multi-faceted feminine world? .jpg)
Exhibition at Gallery Deschler until 25/07/2009
Patricia Waller calls her new exhibition „Bad Luck“. Bad luck in-
deed! The falling flower pot struck an unsuspecting head, a dog
got his head stuck in a food can, another one was flattened by an
oversized bone. But not all of the objects depict cases of merely
passive bad luck, a lot exhibit a very active malice: Miss Piggy
stuck in the meat grinder, Bambi hacked to pieces, Bugs Bunny
speared by an enormous fork, Tweety in the soup, the cut-off
thumbs of thumb-sucker Conrad. The figures in these works –
anthropomorphized animals – span a historic selection, from fairy
tales to the 19th-century Struwwelpeter (Slovenly Peter) and fur-
ther to modern comics and Disney creatures. All, however, experi-
ence violence, and a lot of blood is shed. Waller’s crocheted fig-
ures raise discomforting questions regarding the way our society
deals with violence: the violence we experience, the violence we
exert, and the violence we love to consume. The viewer is torn
between malevolent gloating over the misfortunes of others and
empathy, between the pleasures of destruction – who hasn’t
wished for the wolf to finally devour Little Red Riding Hood? – and
compassion for these symbols of the helplessness we all experi-
ence in the face of destiny. The nature of the depicted violence as
internal and controlled by our drives is indicated by the impassive
faces of the tortured creatures. Like in comic strips and cartoons,
they rise again in a Sisyphus-like manner after each catastrophe,
only to face the next inevitable disaster, pitilessly to the tune of
that old maxim: “The show must go on.”
© patriciawaller.com
domenica 21 giugno 2009
Mobiliario Humano, David Blàzquez


“El hombre es la medida de todas las cosas, de las que son, en tanto que son, y de las que no son, en cuanto que no son.”
Protágoras, s. V a. C.
© David Blàzquez
sabato 13 giugno 2009
Le illustrazioni di Prissy sono pedopornografia?

L'ultima volta che ho fatto questa domanda in un forum BDSM italiano sono stato bannato; motivazione ufficiale dell'espulsione? L'argomento proposto era "DISCUTIBILE" (ah... scusate se ho provato ad utilizzare il vostro forum per discutere :-)
Per mio carattere non amo le esibizioni o le pratiche del 'politicamente/socialmente corretto' ma ogni volta che vedo i disegni di Prissy mi pongo il problema.
Lo stile di queste illustrazioni è attraente e inconfondibile, sono apprezzate da tanti e anche da me, incarnano le fantasie di chi ama le pratiche dell'Ageplay e della Sissyfication. Prissy per le sissymaid è l'equivalente di Sardax per l'immaginario Femdom: egli sa visualizzare questo mondo onirico meglio di chiunque altro.
Però il dubbio rimane: queste immagini, viste da occhi profani che ignorano i cardini dell'ageplay e del sissyplay (primo fra tutti il principio che nella pratica dei giochi NON c'è spazio per minorenni!) come sarebbero considerate?
Tempo fa c'era un disegno di legge che voleva includere come reato anche la pubblicazione di illustrazioni o immagini 3d, equiparandole alle fotografie con contenuto pedoporno. Credo che non sia diventato legge ma comunque lasciando da parte l'aspetto giuridico resta il pensiero: è lecito moralmente?
Sull'altro versante va detto che l'età delle prissy ritratte è indefinibile, certo sembrano giovanissime ma... ma poi in fondo ha senso cercare di dare un'età a una figura disegnata? E quanti esempi analoghi ci sarebbero in letteratura, nel cinema, nell'arte pittura o scultura che sia, nelle favole dove è presente un personaggio minore?
Credo che siamo su un borderline, una sottile linea di confine, zona pericolosa per scontri fra le guardie di confine. A volte parlarne prima aiuta e forse questo sarebbe compito delle comunità.













