giovedì 17 aprile 2008

400 colpi


Non lasciatevi portare fuoristrada dalla locandina, non sto parlando de I 400 colpi di Francois Truffaut e in confidenza, pur amando molto il cinema francese tutto, il mio regista favorito della nouvelle vague resta Eric Rohmer. Ho scoperto che il titolo del film viene dall'espressione idiomatica francese 'faire les 400 coups' e significa più o meno 'fare il diavolo a quattro'.
Non so se la Signora sia un'estimatrice del Cahiers du Cinema e del primo lungometraggio di Truffaut, di sicuro Domina Sreni è un'appassionata della disciplina corporale... quella che un tempo era utilizzata nel riformatorio dove finisce anche il protagonista del film, Antoine.
Da tempo la disciplina corporale è stata proibita nelle scuole e nei luoghi di detenzione per approdare negli ovattati studi professionali delle dominatrici: CD, Corporal Discipline, uno strumento educativo a base di canne, cinghie, fruste e palette declinate nelle loro mille varianti.
E' stupido chiedere spaghetti all'amatriciana in un ristorante francese o crèpe suzette in una pizzeria napoletana, meglio provare il piatto del cuoco. In una ipotetica Guida Michelin delle Dominatrici la Signora potrebbe degnamente figurare e la Disciplina Corporale sarebbe forse la specialità della casa, il piatto forte della Maison Domina Sreni.
Ma non equivochiamo: non è una picchiatrice urlante, sbavante e rabbiosa come se ne vedono talvolta fra le giovani inesperte e improvvisate, pericolose per l'incolumità del povero schiavo e pure per l'articolazione della propria clavicola.
La Signora Sreni sa il fatto suo, conosce gli strumenti (i Suoi strumenti), sa come colpire, sa dove colpire, sa quanto colpire e Le piace farlo, lo fa con passione e la giusta dose -solo un pizzico- di sadismo, infine sa quando fermarsi.
Così, memore del fatto che Ella fosse alla ricerca di una sissymaid molto masochista.. mi ero lasciata sedurre dalla fantasia di provare a calzare la scarpetta di vetro. Dunque avevo chiesto alla Signora di poter assaggiare la Sua frusta, anzi più prosaicamente avevo espresso il desiderio di uscire dallo studio con 'un culo a strisce'. Sono stato accontentato.
Entro, approccio più freddo e distaccato del solito e appena sono nudo dinanzi a Lei conosco il motivo: sono accusato di aver trasgredito un Suo preciso ordine nonostante i precedenti richiami all'obbedienza... ora chi conosce Domina Sreni sa che incute sempre un certo timore, immaginatevi il mio stato d'animo nello scoprirLa adirata contro di me proprio il giorno del culo a strisce!
Legato prono braccia e gambe divaricate mi è stato intimato di contare a voce alta ogni colpo... 9, 10, 11..50, 51... 'a cento si fermerà' penso fra me... 101... 110... 'arriverà a 150' ... 151, 152.. 160.. 200.. inziavo a dubitare che si sarebbe fermata e infatti va avanti... 201... conto, respiro, aspetto il colpo e conto, solo una volta mi distraggo saltando il conteggio e vengo subito incalzato dalla potente voce della Padrona a riprendere... 250, 251... non La guardo, chiudo gli occhi, Lei non vuole e forse è meglio anche per me non vedere il movimento braccio spalla, preferisco ascoltare il sibilo e aspettare il colpo... la testa è impegnata a conteggiare i colpi e pronunciare la cifra, come un mantra ipnotico intreccio respirazione, numerazione e colpi ricevuti, tengo il ritmo e resisto bene senonché Lei lo spezza cambiando spesso strumento, non so quanti ne abbia provati sul mio didietro, venti diversi forse... bull, novecode,canna, flogger, la trinità, il nerbo di bue, twase, martinet, sjambok sudafricano e chissà che altro... 300... 349, 350... la trinità fa veramente male... come avesse un terminale unico e grosso colpisce pesante come una mazza ferrata.... poi ritorna la canna, si spezza! dispiaciuta, per la canna ovvio, la Signora tocca la mia pelle e nota che non ho molti segni, sarà... ma i colpi bruciano e fanno male, dietro sento un calorifero... le braccia inziano a formicolare, Le chiedo se può slegarmi, acconsente e poi continua con i colpi, sono esausto e anche volendo non riuscirei a muovermi ... 390... 399, 400.
Silenzio, pausa, respiro. 'NE VUOI ANCORA sissy?' questa frase credo che la ricorderò molto a lungo, mi verrebbe da esagerare 'per sempre'.
Il fottuto bastiancontrario che alberga in me pensa per un microsecondo di rispondere per sfida 'SI Padrona ancora', ma il resto della parte razionale sa benissimo che sono sull'orlo di scoppiare in lacrime per l'impossibilità di reggere ancora ai colpi... pochi forse li avrei anche sopportati per orgoglio ma la Signora va di 100 in 100!
il cervelletto esausto si arrende e dalla bocca esce 'NO PADRONA, mi bastano queste, grazie'.
400 colpi... mai presi tanti in vita mia, e da vent'anni non subivo una fustigazione degna di questo nome.
Esausto, viscido per il sudore ma felice per la fine della tortura, felice perché ci sono arrivato con Lei, anzi grazie a Lei.
Perché il punto è questo: sapevo che LEI era la persona giusta a cui affidarmi per fare questa esperienza. Dal primo momento istintivamente sentivo che sapeva quello che faceva e ne ho avuto conferma; non ho mai avuto paura di Lei, semmai all'inizio avevo paura di me, avevo paura della mia paura, della mia scarsa resistenza, temevo che avrei cercato di fermare la fustigazione, così non è stato e questo è diventato per me motivo di sollievo e di soddisfazione.

Domina Sreni è una dominatrice DISCIPLINARE, dà il meglio di Sé nella punizione dello schiavo, nell'interagire con lui tramite strumenti verberatori che diventano un'estensione del Suo braccio, nei suoi colpi senti il dominio fermo del cervello dominante. E' ATTIVA e DOMINANTE come le poche autentiche Padrone sono, ti controlla, ti tiene in pugno. Fra la Signora Domina Sreni e la marea di improvvisate che trovano comodo e conveniente farsi leccare un piede o l'orifizio per 'finire' in cinque minuti e senza fatica un cliente c'è un abisso più profondo della fossa delle Arianne.

Ora mi piace sentire la parte indolenzita e vedere le strisce livide, segni di appartenenza...
mi chiedo: è masochismo? I 400 colpi non sono stati un piacere... prima lo immaginavo ora ho la certezza. Masochismo forse saranno i prossimi 400, quelli consapevoli (se ci saranno.. per ora Signora Domina Sreni mi permetta una pausa di riflessione e un ciclo di impacchi, La prego... :-)

PS scusate lo sproloquio autoreferenziale per SOLI 400... so che tanti autentici schiavi di lungo corso vanno ben oltre (1000?! ma come fate?).. io sono novellino e per questo facile all'entusiasmo.

giovedì 10 aprile 2008

lunedì 7 aprile 2008

Caccia alla prodomme?


Si è riaperta la caccia alla professionista in uno dei tanti siti bdsm italiani. Pratica antica ma sempre in voga che mi lascia perplesso: un conto è usare il sito per cercare clienti altra cosa presentarsi con il proprio nick e cazzeggiare come qualsiasi altra persona fa su questi siti. E invece è sempre polemica e c'è sempre il salomonico 'se DAVVERO non cerca clienti può usare un nick diverso dal suo". Resto perplesso. Quanti altri nick hanno interessi economici e attività legate al bdsm? C'è chi ha il negozio, chi vende prodotti, chi organizza feste, chi fa video... ma DAVVERO le uniche a guadagnare la pagnotta col sadomaso sono le prodommes? E in fin dei conti che male c'è ad affiancare passione e lavoro?

domenica 6 aprile 2008

sabato 5 aprile 2008

My life as Miss Whiplash


Susan Winemaker was a chef who worked all over the world before ending up on a building site.

Her experiences in male-dominated jobs led her to radically change professions – so she set up business as a dominatrix. For the next five years in the trade, she whipped, flogged and humiliated a wide range of men.

I had been a chef for six years in Canada, America and then London. It was a very male-dominated environment – testosterone-driven, slavish, badly paid and not very feminine. I was fed up and looking for some sort of role reversal.

When I was at university in Montreal, I knew a woman who was a literary agent by day and a dominatrix by night, while another one of my friends wrote porn for a living. That kind of profession was in my social sphere. I'm open-minded, I wanted to earn more money, regain some control over my life and explore a different facet of my personality, so I took advantage of my anonymity in London by becoming a dominatrix.

No sex, just fantasy

I don't have sex with my clients. I don't have to touch them if I don't want to. I don't have to touch their genitals and they definitely don't touch me. My body is protected and I'm in control in that respect. They're naked. I'm clothed. They're hands-off, while I can be hands-on. It's a fantasy service, not sex. You can't compare a dominatrix and prostitute. A more appropriate comparison would be that of dominatrix and sex therapist.

I contacted a dominatrix through an advert in a fetish magazine. She was looking to train an apprentice to take over her business. She told me she'd show me the ropes but she really just threw me into it – it was a baptism by fire. You have to learn how to suss a person out in a couple of minutes, anticipate what they want and learn how to create a fantasy with a beginning, middle and end in a one-hour session.

There were some terrible sessions at first and a lot of embarrassment: I'd try to spank or cane someone and miss; tie them up in bondage, get the knots wrong and have to undo and tie them again; turn on the electrics to shock people and discover it wasn't working. I offered people refunds if they stopped the session halfway through. You want to say sorry but, obviously, as a dominatrix, you're not supposed to. It was six months before I became comfortable with it. My perfectionism kept me going. I want to be the best at whatever I do and the more pleasure I found myself able to give someone, the more satisfying it became.

The first time I knew I was good was when I had a man who wanted to be dressed up as a little girl. I put him in a pink satin dress and, after an hour, he shouted: 'You are magnificent!' as the session climaxed.

The buzz of a client's appreciation can go to your head. You need to remember they aren't worshipping you as an individual, it's just part of the session. You see dominatrixes who have 'dom disease' – they lose perspective of the fact it's a job and they honestly believe the clients think they're goddesses and worship the ground they walk on.

There were things I was asked to do but wouldn't – unsafe things such as putting needles through a customer's testicles or performing dental work. I'd sometimes stop the session when men would try to 'top me from the bottom' or take over. They'd come in and say 'I'm so submissive', but the minute I'd tell them to get down on the floor, they'd laugh or roll their eyes and try to undermine my power. It would then be up to me to put them in their place. It isn't easy but it's a skill a dominatrix acquires.

Daily grind

Inevitably, it becomes mundane like any job. Your mind wanders, whether you're sitting in an office staring at a computer or sitting in a dungeon suffocating someone. When I'd get a client who liked to be locked in a cupboard for an hour, I'd spend the time thinking about what I'd have for dinner. When I began to start the day thinking: 'Oh God, not another angora fetishist', I thought maybe I'd had enough of the job.

I had approached it as a project, thinking it may open my eyes to a more sophisticated form of sexuality. But I realised an hour was just an hour. Who was I affecting? What was I really doing? There was no moment of epiphany but, after five years, I knew I'd come to the end of my time as a dominatrix. The lesson I learned was that I was a poster child for having a double life. I didn't look or act like a typical dominatrix when I wasn't working. Just because someone doesn't look a certain way doesn't mean you know what they do behind closed doors.

The Life And Loves Of A Dominatrix by Susan Winemaker (Simon & Schuster) is out now, priced £10.
http://www.metro.co.uk/metrosexual/article.html?in_article_id=41858&in_page_id=8

film: Going under (2004)


By JEANNETTE CATSOULIS
Published: June 15, 2006
Mere moments, it seems, after appearing as a loony Southern landowner in "Crazy Like a Fox," Roger Rees, the perpetually befuddled-looking actor, is on our screens as a desperate masochist in "Going Under." Cheerfully baring every inch of a body Brad Pitt could be proud of, this 62-year-old Welshman plays Peter, a married therapist who becomes overly attached to his dominatrix, Suzanne (Geno Lechner). Suzanne is so creative with the racking and the piercing that when she decides to quit her dungeon job Peter is unwilling to let her go; but can their mutual affection survive above ground?

Unfortunately it's difficult to care. "Going Under" douses its potentially steamy topic in coolly restrained dialogue and an atmosphere of clinical permissiveness. From Peter's conveniently worldly wife — who barely blinks when he announces, "There's a dominant I've been seeing" — to Suzanne's affectless female lover, the movie's characters display an unnerving emotional sophistication.

Only when this cracks does the film feel authentic; but the director, Eric Werthman, a practicing psychotherapist, presents Peter and Suzanne's dilemma like a case study from his own files rather than a real, flesh-and-blood-and-handcuffs relationship. The distance is compounded by the movie's eye-straining interiors, awash in red filtered shadows and the occasional flare of pasty white flesh.

Watching "Going Under" you won't learn much about S-and-M, but your opinion of 60-something nudity will be altered beyond belief.

Directed by Eric Werthman; written by Jessica Gohlke and Mr. Werthman; director of photography, Vladimir Subotic; edited by Vlad Nikolic; music by David Darling; production designer, Ann McKinnon; produced by Ms. Gohlke and Mr. Nikolic; released by Argot Pictures. At the Two Boots Pioneer Theater, 155 East Third Street, at Avenue A, East Village. Running time: 98 minutes.
WITH: Roger Rees (Peter), Geno Lechner (Suzanne), Kit Flanagan (Pat), Sara Ramirez (Lisa), Miho Nikaido (Miko) and Richard Eagan (Walter).

from http://movies.nytimes.com/2006/06/15/movies/15goin.html

photo by Vladimir Subotic: Geno Lechner plays Suzanne, a dominatrix, in "Going Under."
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Qui la recensione di quickstopentertainment.com

Monique von Cleef, la nonna delle dominatrici



http://www.colors-of-leather.com/In%20Passing/VW/von_cleef,_monique.htm

giovedì 3 aprile 2008

martedì 1 aprile 2008

commento di 'una Mistress'

Nei lontani anni 90, i primi, per intenderci, ho iniziato anche io cosi: non part-time lover, chè ho sempre esercitato da Mistress, bensì appunto part-time Mistress.
Dopo una laurea in materie umanistiche, tre anni di lavoro in ufficio sotto un capo che più master di così non poteva essere. Già da 8 anni avevo incontrato il bdsm, con un fidanzato feticista che mi ha "iniziato". E quasi trentenne mi son detta: perchè no?
Il panorama delle Mistress o presunte tali era assai diverso da quello odierno, e i maschietti che sottomettevo mi guardavano come una bestia rara, fosse anche solo perchè non sbagliavo il congiuntivo...:-)
Davvero ora è tutto diverso: a 20 anni, studentessa, pur praticante delle arti del bdsm, non mi sarebbe mai potuto venire in mente di "farlo per soldi". Ci sono arrivata relativamente tardi, dopo un lungo percorso. Curiosando in siti quali la Gabbia, ora invece non si leggono altro che annunci di "studentesse 20enni,arroganti, capricciose, viziate, desiderose di sottomettere uomini generosi..etc etc." La cosa, confesso, mi suscita un misto di tristezza e squallore. Che con gli anni sia diventata una Mistress bigotta??

scritto da 'Una Mistress' a commento di squillo 110 e lode