mercoledì 6 dicembre 2017

Otto Dix









Dedicated to Sadists, 1922







Dream of the sadist

Il Cliente e la Prostituzione














tratto da http://www.amicidilazzaro.it/index.php/il-cliente-origine-e-causa-della-prostituzione/ di Armando Buonaiuto

Le motivazioni
Ovviamente li spinge la ricerca di sesso, ma c’è una varietà di sfumature che definisce in modo più articolato le possibili spinte:

– rassicurazione alla propria virilità. A volte questo conferisce al commercio sessuale una sorta di funzione “terapeutica” (per categorie deboli, vedi il caso dei disabili), a volte è una via preferenziale di iniziazione al sesso, perché non ti espone alla paura di sbagliare o di essere giudicato non all’altezza.

– soddisfazione immediata di un bisogno biologico, che rivela una concezione egoistica del piacere.

– curiosità e desiderio di nuove esperienze, vale a dire ricerca di diversità, sia etnica (come avviene ad esempio nei riguardi delle donne africane), che sessuale (come nel caso dei rapporti con transessuali).

– dimostrazione ed esercizio di un potere sessuale ed economico, e affermazione della propria supremazia maschile di fronte ad un oggetto sessuale degradato e vulnerabile.

– la compulsione, cioè l’essere vittime della propria incapacità di gestire le proprie inclinazioni, i propri appetiti.

– il bisogno di ascolto. Alcuni sono spinti dalla ricerca di ascolto, di coccole, a volte addirittura dalla ricerca di amore.

– altri, al contrario, sono spinti dal desiderio di una pratica sessuale che sia esplicitamente priva di qualsiasi coinvolgimento emotivo o affettivo (cosa che, per alcuni clienti sposati, non equivale a infedeltà).

– i giustizieri. Generalmente in gruppo, vogliono punire le prostitute per il giudizio moralistico che hanno su di loro.

(...) In generale, la concezione della femminilità di cui i clienti sono lo specchio è molto bassa: si cercano donne remissive e accondiscendenti, oggetti e non essere umani, sfogatoi per le proprie pulsioni e frustrazioni o, nella peggiore delle ipotesi, bersagli di una violenza che esprime la connessione oggi molto accentuata tra sessualità, potere e mercificazione.

Rudolf Schlichter, 1930

Rudolf Schlichter (1890-1955) - come Hermann Hesse - nacque a Calw, una piccola citta' in Württemberg. Lasciò presto la scuola e iniziò un apprendistato come pittore in una fabbrica di Pforzheim. La seguente diceria di Schlichter che, da ragazzo di dodici anni, iniziò a lavorare come garzone in un Grand Hotel mettendo insieme un'entusiasmante collezione di tacchi alti rubati, fu probabilmente inventata. Dal 1906 al 1909 frequenta la Scuola di Arti e Mestieri di Stoccarda e successivamente studia con Hans Thoma e Wilhelm Trübner alla Art Academy di Karlsruhe.

Dopo gli studi, Schlichter ha condiviso un appartamento con Fanny Hablützel, una ragazza di strada professionista, e si è guadagnata da vivere vendendo immagini pornografiche con lo pseudonimo di Udor Rédyl.
Chiamato per il servizio militare durante la prima guerra mondiale, Schlichter fece lo sciopero della fame per ottenere il congedo anticipato, e nel 1919 si trasferì a Berlino, dove si unì al KPD (Partito comunista tedesco) e al gruppo di novembre.


Schlichter ha partecipato alla prima fiera Dada di Berlino nel 1920 dove ha esposto - insieme a John Heartfield - l'opera dell'Arcangelo Prussiano, un ufficiale militare dalla testa di porco sospeso dal soffitto. Ha anche lavorato come illustratore per diversi periodici, in particolare Arbeiter Illustrierte Zeitung (AIZ), Die Rote Fahne ed Eulenspiegel. L'arte divenne l'arma di Schlichter nella lotta politica contro l'alta societa' e il militarismo. I suoi soggetti preferiti erano rappresentazioni della città, scene di strada, sottocultura della bohème intellettuale e del mondo sotterraneo, ritratti e scene erotiche.


Nel 1922, un gruppo di artisti - Otto Dix, Conrad Felixmüller, Rudolf Schlichter, Carlo Mense, Carl Hofer, Georg Schrimpf e Heinrich Maria Davringhausen - derisero il gruppo di novembre per essersi depoliticizzati e successivamente fondarono un movimento artistico per essere poi nominati Neue Sachlichkeit o nuova oggettività. Il loro lavoro, che fu poi condannato dai nazisti come "degenerato", fu intenso, angoloso e nervoso. Nel 1924, con John Heartfield e George Grosz, Schlichter creò il Rote Gruppe (il gruppo rosso).
Schlichter era considerato a quel tempo uno dei membri più importanti della Neue Sachlichkeit; Bert Brecht, Alfred Döblin, Oskar Maria Graf, Erich Kästner, Carl Zuckmeier ed Egon Erwin Kisch erano tra i suoi amici. Nel 1925 Schlichter partecipò alla mostra Neue Sachlichkeit alla Mannheim Kunsthalle (esattamente dove fu coniata la nozione di Neue Sachlichkeit). Il lavoro di Schlichter di questo periodo è stato realistico, un buon esempio sono i suoi ritratti di Karola Neher, Bertold Brecht e Margot, ora nel Museo Märkisches di Berlino. Quest'ultima rappresenta una prostituta che spesso ha posatato per Schlichter, in piedi su una strada deserta e con una sigaretta in mano.
Nel 1927, Schlichter fece amicizia con Elfriede Elisabeth Koehler, chiamata Speedy, una cocotte di Ginevra, che condivideva l'interesse di Schlichter per stivali abbottonati, schiavitù e giochi sadomaso. Schlichter allora abbandonò il movimento operaio e si associò a intellettuali conservatori come Ernst Jünger e Karl Kraus ("Non c'è più sfortunata creatura sotto il sole di un feticista che anela alla scarpa di una donna e deve accontentarsi di tutta la donna"). Presto e si è riunito nuovamente alla chiesa cattolica. Una strana mossa, ma Schlichter si sentiva masochista riguardo al suo masochismo e voleva confessare, mentre Speedy si accontentava di ufficializzare in qualche modo la sua nuova vita.

All'inizio degli anni Trenta Schlichter scrisse la sua autobiografia in due volumi: Das widerspenstige Fleisch (The Rebellious Flesh) e Tönerne Flüsse (Clay Rivers); quest'ultimo è stato immediatamente messo all'indice dal nuovo governo nazista a causa delle sue "tendenze erotiche-perverse". Nel 1932 la coppia Schlichter lasciò Berlino e si stabilì a Rottenburg (una piccola città vicino a Stoccarda). Tre anni dopo, fu espulso dall'Associazione degli scrittori tedeschi del Reich e trascorse un paio di mesi in prigione con l'accusa di favoreggiamento (Speedy aveva integrato le entrate familiari ricevendo i clienti paganti nel loro appartamento privato).


Nel 1937 molte delle opere di Schlichter furono mostrate nella famigerata Degenerate Art Exhibition, e nel 1939 il potere cieco delle autorità naziste lo bandì dall'esporre. Il suo studio fu distrutto dalle bombe alleate nel 1942. Un anno dopo la guerra, nel 1946, Schlichter partecipò al primo Deutsche Kunstausstellung di Dresda con alcuni dei suoi ultimi lavori surrealisti. Ha spiegato il suo turno al Surrealismo nel suo testo "Das Abenteuer der Kunst" (L'avventura dell'arte), che è stato pubblicato dalla Rowohlt Verlag nel 1949. Rudolf Schlichter morì a Monaco il 3 maggio 1955. http://weimarart.blogspot.it/2010/07/rudolf-schlichter.html

La riscossa della merda

Julia Kristeva: L’uomo e il suo sistema simbolico si costituiscono attraverso la costruzione di barriere tra l’osceno ( la sozzura) , escrementi, sangue, saliva, i quali , limitati da una ben definita linea di demarcazione dopo l’espulsione, sono destinati a non essere toccati o maneggiati ( se non , appunto, con disgusto), pena l’ammenda. ‘Non giocare con i tuoi escrementi’ è l’imperativo categorico che tutti noi abbiamo subito e dispensiamo ai nostri figli. Ciò che determina il lordo, l’immondo, è appunto il pulito, il lindo, il lecito. Che può definirsi come tale solo grazie all’esistenza del suo contraltare. E viceversa. Tra i due sistemi non ci sarà mai comunicazione se non in casi, appunto, di perversione.
www.psychiatryonline.it/node/5768

(...) Elias Canetti, nel suo straordinario Massa e potere (capitolo Afferrare e incorporare): "Anche prescindendo dal potente che sa concentrare tanto delle sue mani, il rapporto di ogni uomo con i suoi escrementi rientra nella sfera del potere. Nulla è appartenuto a un uomo più di ciò che si è trasformato in escremento. La pressione costante cui la preda divenuta cibo è sottoposta durante il suo peregrinare nel corpo, la sua dissoluzione, l'intimo vincolo che si stabilisce fra essa e chi la digerisce, la sparizione completa e definitiva dapprima di tutte le funzioni e poi di tutte le forme della sua precedente esistenza autonoma , la sua identificazione o assimilazione al corpo di chi la digerisce - tutto ciò rivela perfettamente il fondamentale, ma anche il più nascosto, meccanismo del potere. [...] Gli escrementi, che rimangono al termine del processo, sono carichi del nostro reato. Da essi si può capire che cosa abbiamo ucciso. Sono una concentrata raccolta di indizi contro di noi. [...] E' significativo che ci si isoli con essi. Ci si libera dei propri in locali particolari, che servono solo a ciò. [...] E' evidente che ci si vergogna dei propri. Essi sono il suggello primordiale di quel processo di potere della digestione, che si compie in segreto e che senza tale suggello rimane segreto". Groddeck in Il libro dell’Es scrive che ci si pulisce con cura, ci si lava appena possibile dopo ogni evacuazione, senza pensare che in ogni momento il nostro ventre è ripieno di quella sostanza disgustosa, chiama l’uomo “latrina ambulante” e gli dice in faccia che quanto più manifesta disgusto per gli escrementi tanto più considera sporca la propria anima.
La riscossa dell'escremento

sabato 10 giugno 2017

Lezione del 3 febbraio 1971

Lezioni sulla volonta' di sapere
Corso al College de France (1970-1971)
di Michel Foucault

Lezione del 3 febbraio 1971 --------------------------- Masochismo: il masochista non e' chi trova il suo piacere nella sofferenza. E' forse piuttosto colui che accetta la prova della verita' e vi sottomette il suo piacere: Se sopporto fino in fondo la prova della verita', se sopporto fino in fondo la prova alla quale mi sottoponi, allora io prevarro' sul tuo discorso e la mia affermazione sara' piu' forte della tua. Lo squilibrio tra il masochista e il suo partner attiene a questo, cioe' che il partner pone la domanda in termini apofantici: Dimmi qual'e' il tuo piacere, mostramelo; spiegamelo attraverso la griglia di domande che ti pongo, permettimi di constatarlo. Uso del paradosso. E il masochista risponde in termini ordalici: Io sopportero' sempre di piu' di quello che tu puoi fare. E il mio piacere e' in questo eccesso, sempre rinviato, mai soddisfatto. Esso non e' in cio' che fai, ma in quest'ombra vuota che ciascuno dei tuoi gesti gli proietta davanti. Alla domanda apofantica del suo partner il masochista non replica con una risposta, ma con una sfida ordalica; o meglio, percepisce una sfida ordalica e vi risponde: Al confine di cio' che puoi immaginare che io sia, io affermo il mio piacere.

sabato 17 settembre 2016

Umorismo masochista

Si è altrove segnalata tutta la derisione insita nella sottomissione masochista, e la provocazione, la potenza critica, insita in questa apparente docilità. Semplicemente il masochista attacca la legge da un lato diverso. Chiamiamo umorismo non più il movimento che sale dalla legge verso un più alto principio, ma il movimento che discende dalla legge verso le sue conseguenze. Tutti conosciamo i modi di raggirare la legge per eccesso di zelo: è mediante la sua scrupolosa applicazione che si tende a mostrarne l’assurdità, e a suscitare precisamente quel disordine che si presumeva dovesse impedire o scongiurare. Si prende la legge in parola, alla lettera; non si contesta il suo carattere ultimo o primo; si fa come se, in virtù di questo carattere, la legge riservasse a sé i piaceri che ci vieta.
 Così, a forza di osservare la legge, di sposare la legge, si potrà gustare qualcosa di tali piaceri. La legge non è più rovesciata ironicamente, risalendo verso un principio, bensì raggirata umoristicamente, obliquamente, per approfondimento delle conseguenze. Ora, ogni volta che consideriamo un fantasma o un rito masochisti siamo colpiti fatto che la più stretta applicazione della legge ha l’effetto opposto a quello che normalmente era lecito attendersi (per esempio i colpi di frusta, lungi dal punire o dal prevenire un’erezione, la provocano, la garantiscono). E’ una dimostrazione di assurdità. Considerando la legge come processo punitivo, il masochista comincia col farsi infliggere una punizione; e in questa punizione scopre paradossalmente una ragione che l’autorizza, e perfino che gli comanda di provare il piacere che la legge era tenuta a impedirgli. L’umorismo masochista è il seguente: la stessa legge che mi impedisce di realizzare un desiderio sotto pena di una conseguente punizione è ora una legge che pone la punizione all’inizio e mi ordina di conseguenza di soddisfare il desiderio. Reik, ancora una volta ha analizzato con esattezza questo processo: il masochismo non significa piacere nel dolore e neppure nella punizione. Tutt’al più il masochista trova nella punizione o nel dolore un piacere preliminare; ma il suo vero piacere lo scopre dopo, in quello che l’applicazione della punizione rende possibile. Il masochista deve subire la punizione prima di provare il piacere. Sarebbe dannoso confondere questa successione temporale con una causalità logica: la sofferenza non è causa di piacere, ma condizione preliminare indispensabile alla venuta del piacere. “L’inversione nel tempo indica un’inversione di contenuto.[…] Il Tu non devi fare questo è stato trasformato nel Tu devi fare questo. […]
Una dimostrazione dell’assurdità della punizione viene ottenuta mostrando che una tale punizione per un piacere proibito condiziona precisamente questo stesso piacere”. Questo procedimento si riflette nelle altre determinazioni del masochista – disconoscimento, sospensione, fantasma – che formano altrettante figure dell’umorismo. Ecco allora che il masochista è insolente, per ossequiosità, ribelle per sottomissione: in breve, è l’umorista, il logico delle conseguenze, così come l’ironista sadico era il logico dei principi. (Gilles Deleuze, Il freddo e il crudele, SE 1996, pp.95-99)

giovedì 12 gennaio 2012

Naughty Charlie Dress Up Doll



Naughty Charlie Dress Up Doll

venerdì 2 dicembre 2011

martedì 29 novembre 2011

Il Teatro della Crudeltà


Il Primo Manifesto del Teatro Della Crudeltà apparve nel 1932 per mano dell'attore e regista francese Antonin Artaud, il quale rivoluziona di fatto il modo tradizionale d'intendere la rappresentazione teatrale.

Secondo il suo fondatore, il teatro deve essere una vera e propria esperienza esistenziale capace di cambiare sia l'attore che lo spettatore: il teatro cessa di essere semplice forma artistica, ma assume un ruolo attivo. La crudeltà diventa lo strumento che si serve del corpo dell'attore per introdursi nell'inconscio del pubblico; al centro dello spettacolo vi è lo spettatore che partecipa ad esso emotivamente. Lo scopo è avviare un procedimento di depurazione che lo libera da tutto quello che è nascosto dentro di lui e che normalmente viene espresso attraverso la violenza. Questo teatro deve contagiare il pubblico, deve trafiggerlo, farlo urlare. Nessuna rappresentazione. Il teatro diventa evento. In un certo qual senso si tratta di un ritorno alle origini del teatro classico, quello greco in cui la chiave era la catarsi.

Crudeltà o…
Fin dall'inizio, Artaud cerca di evitare un'errata accezione del termine crudeltà , dice infatti che "è un errore attribuirle il senso di spietata carneficina, di ricerca gratuita e disinteressato del male fisico". La crudeltà "è il rigore, è la vita che supera ogni limite e si mette alla prova nella tortura e nel calpestamento di tutte le cose"; è un sentimento puro e implacabile, carico di valore universale. Non suona molto vicino al modo con cui s’interpretano generalmente in chiave d/s le dinamiche di una session? In modo particolare quel tipo di dinamiche che portano il sub a raggiungere il subspace. Quando parliamo della centralità in una relazione D/s dell’umiliazione o del dolore, non intendiamo forse riferirci a qualcosa di molto simile a ciò di cui parla Artaud, cioè alla necessità per il Dom di essere implacabile per portare il sub fuori da se stesso e dunque tenere davvero la sua anima tra le mani per accarezzarla? E della necessità per il sub di abbandonarsi totalmente nelle mani del Dom, di cedere il potere, per sentire le carezze sull’anima?

Artaud propone una visione dell’azione teatrale , della scena, in cui "le immagini fisiche violente frantumino e ipnotizzino la sensibilità dello spettatore travolto dal teatro come da un turbine di forze superiori", "un teatro che riproponga tutti gli antichi e sperimentati mezzi magici, che abbandonando la psicologia racconti lo straordinario e metta in scena conflitti naturali, che provochi trance come le danze dei Dervisci e degli Aissaua, e si rivolga all'organismo con strumenti precisi". Un teatro che nasca dalla compartecipazione dei linguaggi, senza alcuna gerarchia tra azioni, immagini, movimenti, suoni, parole.

Un teatro che divenga, dunque, esperienza panica di catarsi quello che spesso è per molti praticanti la session o, ancora più la relazione D/s. Un modo di fare i conti con il proprio vissuto e le proprie pulsioni più estreme e renderle accettabili perché agite in una scena sicura e consensuale.

L’influenza di Artaud sulla cultura contemporanea
Alla base di questa concezione della scena teatrale come crudele esperienza di vita, da una parte troviamo l'influenza della cultura orientale, dall'altra l'insofferenza di fronte al conformismo di un teatro ormai superato, legato al testo scritto, come avveniva per i teatri francesi ed europei all'inizio del '900. Tutti questi elementi provocano in Artaud visioni alle quali egli tenterà di dar forma concreta attraverso lo spettacolo, con risultati piuttosto deludenti.

Il primo tentativo, del 1935, è infatti un fallimento. I Cenci non riscuotono il successo sperato. Nel 1938 Artaud ci riprova e pubblica Il Teatro e il suo doppio, testo fondamentale che raccoglie tutti i suoi scritti sul Teatro della Crudeltà .

Egli mirava al ribaltamento delle fondamenta stesse del teatro, inteso come riproduzione e descrizione della vita. E la sua lezione non è stata agita invano. La sua crudeltà, infattai , qualche decennio dopo, diventa l’aggressione totale dello spettatore tipica dalle produzioni del Living Theatre nei primi anni '60. Anche Peter Brook e Charles Marowitz si rivolgono alla crudeltà di Artaud, e producono nel 1963, al Lambda Theatre di Londra, una stagione di rappresentazioni crudeli. Un anno più tardi viene messo in scena Marat/Sade di Peter Weiss, trasportato in seguito su pellicola cinematografica.

Ma l'influenza di Artaud si estende di fatto a tutti coloro che dopo gli anni '60 e ancora negli anni '90, hanno lavorato sulla rottura della rappresentazione scenica, mettendo in atto un diverso regime di teatralità . Il Teatro della Crudeltà ha portato anche alla nascita di nuove forme teatrali, come il teatro panico, il teatro totale o l'happening.

La messa in scena crudele come catarsi
La lezione di Artaud può essere preziosa per un bdsm’r per molte ragione. La prima e più evidente è che agire la crudeltà in una scena organizzata, strutturata e regolamentata permette di liberare le pulsioni di chi compie l’atto ( l’attore o il dom) e di chi lo subisce ( lo spettatore o il sub) in totale libertà e con livelli d’intensità inammissibili in un contesto sociale consueto. Le assonanze con quanto recitano i vari manuali anglossassoni sul bdsm mi pare chiaro ed evidente. Solo che Artaud lo scrisse qualche decennio prima. E’ il fine che cambia la natura dell’atto teatrale per Artaud e il fine è la catarsi , come nel teatro classico e come nel D/s.

tratto da un post di Mayadesnuda su
http://www.rossoscarlatto.net/forum/topic.asp?TOPIC_ID=2432

giovedì 24 novembre 2011

Gender Connections



L'uomo è come il Bluetooth:
quando sei vicina si collega a te ma appena ti allontani cerca altre connessioni...

La donna è come il WiFi:
vede tutti i collegamenti disponibili ma si collega a quello migliore.

dal blog di Domenique von Sternberg http://blog.domenique.ch/

domenica 20 novembre 2011

Fetish Roadmap



The human sexual imagination is a vast landscape, a sprawl of inter-connected suburbs and neighborhoods, a web of ideas. There are many ways to chart the routes in this new world. Connections are everywhere, and it depends greatly on one's subjective point of view to understand and disentangle this network.

Katharine Gates, author of Deviant Desires and DeviantDesires.com (an expansion upon the book) has produced this Fetish Roadmap as an overview and field guide to fetishes. The map provides overviews of general categories such as "Animal transformation" or "Growth" as well as quick descriptions of the subcategories, such as "ponyplay" or "vore". It also describes base fetish materials, general thematic grouping, and popularity among different genders or sexual orientations.

As the internet grows and the various realms of sexual play expand, this map is a continuous growing roadmap into deviance.

mercoledì 26 ottobre 2011

Bicicletta SSC? Da rottamare.



Per quanto mi riguarda SI,
il SSC -Sano Sicuro Consensuale- è un vecchio catorcio arrugginito da rottamare o che nel migliore dei casi può andare in cantina accanto allo slittino di legno.

SSC serve alla 'casalinga di Voghera'?
Per le persone comuni che non conoscono il bdsm il problema non si pone, se non sanno cosa sia BDSM tanto meno conosceranno il SSC; peraltro il giudizio dell'uomo della strada mediamente è anche piuttosto tollerante ed evoluto, lasciando a ciascuno libertà di praticare quello che più piace nella propria intimità; se invece qualcun'altro mi considera un malato quando gli dico che mi faccio frustare, questo non cambierà certo idea se gli dico che lo faccio in modo SSC!

SSC serve ai tribunali?
Nel contesto normativo giuridico e nelle sentenze dei magistrati non credo che si parli esplicitamente di SSC al fine di discernere e sentenziare colpevole da innocente.

SSC serve ai giornalisti?
Il concetto SSC raramente è passato sui mezzi di comunicazione di massa che saggiamente parlando di sadomasochismo -visto che anche l'acronimo BDSM è ostico e poco usato- richiamano il più delle volte solo il "gioco consensuale".
Quindi fuori dal mondo dei praticanti bdsm si evidenzia solo il concetto di consensualità, omettendo quasi sempre il sano ed il sicuro: questo anche perché sui (tele)giornali si parla di bdsm quasi sempre per tragedie come quella recente di Roma ed in questi casi parlare di pratica sana e sicura non avrebbe senso, sarebbe una stridente contraddizione in termini smentita dal fatto avvenuto.

SSC serve ai praticanti BDSM?
Secondo me non serve recitare il mantra del SSC come un rosario sadomaso, perlomeno credo che a me non serva: perché io sono tenuto a rispettare le leggi dello stato italiano, perché ogni mia azione quotidiana, anche quando mi faccio un caffè con la moka, è improntata al buonsenso ed al rispetto (del prossimo oltre che di me stesso) e guidata da responsabilità e senso morale.

Il patentino SSC non capisco a cosa mi serva quando faccio BDSM.
Io salgo e scendo le scale in modo SSC, attraverso la strada SSC, respiro e bacio in modo SSC, vado in auto rispettando il SSC, quando cammino e gioco a golf lo faccio in modo SSC, uso internet e forum in modo SSC, nuoto al mare e faccio escursionismo in montagna rispettando il SSC...
ma è implicito che lo faccio in modo sano sicuro consensuale, non ho bisogno di ripeterlo e scriverlo ogni volta!

Ogni mia azione quotidiana è, o dovrebbe essere, SSC.
Normalmente.
E il BDSM per me è normalità e come tale è implicito che venga praticato in modo lecito.

Il modulo SSC da compilare è utile come chiedere ai compagni di viaggio in treno di firmare il consenso al trattamento dei dati sulla privacy prima di fare quattro chiacchiere con loro... suvvia!

Sbandierare il SSC credo sia anche mostrare una grande insicurezza, come dire di punto in bianco ad uno sconosciuto: "Sa, io non sono un malato pericoloso delinquente".

Perché devo discolparmi di cose che non mi appartengono?

Credo che con il SSC i praticanti BDSM si siano rinchiusi in un ghetto che forse in passato aveva un'utilità difensiva ma oggi è anacronistico e controproducente perché il concetto ssc parte dal riconoscimento sotteso che le pratiche sadomasochistiche non siano né sane, né sicure né consensuali.

Credo che il SSC sia una scorciatoia assolutoria con la quale si cerca di legare A PRIORI ogni pratica bdsm etichettata ssc alla liceità e bontà della stessa.
il fatto non è tanto scontato: che il mio bdsm sia sano, sicuro e consensuale non serve a nulla che io lo dichiari a priori, piuttosto lo devo dimostrare ogni volta nei fatti... e questo vale per il gioco bdsm come per la guida della bicicletta... per dimostrare che guido SSC l'unico modo è non cadere per terra, non avere incidenti;
l'etichetta SSC aprioristica quando io non sapessi guidare la bici o fare sadomaso può diventare pericolosa perché mi autorizza a trascurare la costante e sistematica applicazione del buonsenso, perché a priori io guido ssc...

ma l'unica certezza avviene A POSTERIORI:
ho guidato la bici SSC quando non sono caduto per terra.
Ho fatto sadomaso SSC quando non ho causato incidenti.

Noi sadomasochisti non abbiamo una Costituzione diversa dagli altri cittadini: dunque a decidere sulla liceità e bontà delle mie azioni, tutte le azioni nessuna esclusa, non è un patentino SSC che mi rilascio da solo o con l'avvallo di una fantomatica 'comunità bdsm' ma ci sono le leggi dello stato che giudicano i miei atti.

Possiamo riporre quel buffo aggeggio dell'SSC in cantina insieme alle manette col peluche rosa e preoccuparci di insegnare le pratiche sicure per giocare e divertirsi senza farsi (troppo) male?
Forse è meglio.

mercoledì 12 ottobre 2011

Il giuoco delle perle di vetro
di Hermann Hesse





Nel romanzo piuttosto enigmatico che Hermann Hesse pubblicò in Svizzera nel 1943 col titolo Il giuoco delle perle di vetro, incontriamo il nome di Castalia fin dalle prime righe. Esso designa, nello stesso tempo, un luogo, una cittadella, ma anche un’organizzazione utopica. È, insieme, spazio e legame sociale, che tendono a coincidere.
Le vicende del romanzo sono ambientate nel 2400 e Castalia, pur essendo la sede in cui si compiono i riti degli iniziati al gioco delle perle di vetro, è anche la meta irraggiungibile (perché la meta – insegnano i romanzi di Hesse – è sempre l’inizio) alla quale tendono anche i Pellegrini d’Oriente di un racconto coevo, intitolato Il pellegrinaggio in Oriente, ambientato in Ticino (precisamente a Morbio Inferiore).

Castalia, il luogo in cui gli iniziati al gioco delle perle di vetro risiedono, è avvolto in un alone di utopia e, dal punto di vista letterario, è la contaminazione di alcune suggestioni letterarie (come per esempio la «provincia pedagogica» di Goethe) e la proiezione di un desiderio ideale, che ha come aspetto positivo il concretizzarsi di una pratica basata sul gioco – un gioco fantastico, ma non caotico, basato su ferree regole matematico-musicali – che è il gioco della scrittura. Castalia è il luogo dove gli iniziati al gioco tengono viva la memoria culturale, chi semplicemente combinando le perle-idee secondo la tradizione, chi invece dando vita ad accostamenti nuovi.

Dal punto di vista della genesi storica del romanzo di Hermann Hesse, Castalia (che letteralmente vuol dire Paese di castità) si contrappone alla Germania nazista simbolo di barbarie; ma nelle intenzioni dell’autore è l’Oriente, è il «Dappertutto e l’In-nessun-luogo», è la proiezione utopica di quei valori spirituali, dove gli opposti convivono, dove, mediante il gioco (l’elemento rituale) e l’invenzione (l’elemento creativo) si può compiere la via per sentirsi parte di un ordine cosmico.

Il protagonista del romanzo Joseph Knecht, studiando la storia, si accorge che Castalia e il gioco delle perle di vetro sono destinati a scomparire, tanto grande è il contrasto fra il mutevole mondo esterno e il perfetto ma statico mondo di Castalia. Così come Knecht ritiene quindi necessario inserire Castalia nel mondo (...)

Testo tratto da www.castalia.ch/casa/hesse.htm
Illustrazione di http://levyrasputin.deviantart.com

Qui c'è il PDF con il testo completo anche se consiglio la lettura del vecchio caro libro fatto di carta e inchiostro.

Le genou de Claire


LE GENOU DE CLAIRE
Regia: Eric Rohmer; interpreti: Jean-Claude Brialy (Jérôme), Aurora Cornu (Aurora), Laurence de Monagham (Claire). Origine: Francia. Anno: 1970. Durata: 105 mn.

Jérôme sta per sposarsi. Passa le sue ultime vacanze da scapolo ad Annecy. Al lago, si scopre sensibile al fascino di una giovane, Claire. Prova il desiderio irrefrenabile di toccarle le ginocchia. Il quinto episodio dei Contes moraux gira tutto intorno ad una curiosa ossessione anatomica. Perché le ginocchia ? È proprio la modestia dell'oggetto del desiderio – né il più nascosto né inaccessibile d'un corpo, non il più cantato dai poeti – a sottolineare tutti i pudori e i limiti che Jérôme mette a se stesso. E come proprio questi limiti, impongano alla sua mente un continuo esercizio atletico per scavalcarli senza essere disarcionati dal proprio superIo.

mercoledì 21 settembre 2011

Parafilia? Un concetto prescientifico


Non mi addentro in campo a me ignoto se non per segnalare che anche fra gli addetti ai lavori ci sono divergenze sul concetto di parafilia:

Erwin J. Haeberle
"PARAFILIA"
UN CONCETTO PRESCIENTIFICO
Alcuni commenti ad un dibattito corrente Tradotto in italiano da Peter Boom

(...)
Brevemente: Con fattori culturali che giocano un ruolo così importante bisogna stare molto attenti quando si tenta di stabilire criteri diagnostici "obiettivi" per ordine o disordine nel comportamento sessuale umano. Ciò non significa che gli psichiatri non possano e non debbano intervenire in certe situazioni concrete. Ma essi saranno più in grado di farlo effettivamente se rinunciano a dubbie affermazioni e pronunciamenti assoluti basati su convinzioni morali non riconosciute.

Con ciò arriviamo ora ai termini "parafilia" e "disordine": Posso solo ripeterlo: Sono termini prescientifici e tali rimarranno per sempre. Naturalmente, quando F.S. Kraus creò più di cento anni fa il termine "parafilia", aveva le migliori intenzioni.

Ma, come io sostengo, non si può continuare così. "Parafilia" e "disordine" sono giudizi di valore negativo e non la descrizione obiettiva dei fatti. Gli psichiatri non fanno alcun favore a loro stessi continuando ad adottare questi termini moralistici. Se desiderano rispetto nel futuro farebbero bene a cercare espressioni nuove e più neutrali. Non voglio essere pignolo o negativo. Ritengo soltanto che i miei stimati colleghi, accurati e seri come sono e guidati dalle più nobili motivazioni, stiano lottando per una causa persa.

Ritengo che il vero problema qui è nel concetto stesso di parafilia. Non c'è scampo: E' e rimarrà sempre un termine essenzialmente ideologico. Non è una descrizione neutrale di qualcosa, ma un giudizio morale negativo. Non serve di separarlo in parafilia e disordine parafiliaco!
(...)
In altre parole: Tutte le persone che usano il termine "parafilia", con questo pretendono indirettamente di sapere che cosa è giusto o sbagliato nel comportamento sessuale umano. La stessa cosa vale per la parola "disordine". Ripeto, chi pronuncia queste parole pretende di essere a conoscenza dell'ordine unico e corretto.
(...)
In conclusione: Noi nel mondo sessuologico dovremmo, una volta per tutte, eliminare i termini moralistici e prescientifici "parafilia" e "disordine". Dovremmo invece preoccuparci dei comportamenti che causano angoscia o danni alle persone implicate e/o causano danni ad altri.
(...)

Chi è interessato può leggere il testo integrale qui:
http://www2.hu-berlin.de/sexology/BIB/parafileh.htm

venerdì 12 agosto 2011

Happy Ending?



in trattoria l'ammazzacaffé lo offre la casa...

martedì 2 agosto 2011