venerdì 12 agosto 2011

Happy Ending?



in trattoria l'ammazzacaffé lo offre la casa...

martedì 2 agosto 2011

martedì 5 luglio 2011

Castle, The Mistress Always Spanks Twice

Scomparso il tenente Colombo oggi sullo schermo imperversano CSI e Castle che usano spesso come locations dungeons e come interpreti affascinanti dominatrici.
Dopo le Casalinghe Disperate sul grande schermo avremo anche le Padrone Incazzate?



source: http://blog.domenique.ch

domenica 19 giugno 2011

Addestramento di una sissymaid

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lunedì 13 giugno 2011

French Maid Marilyn


French Maid Marilyn Monroe style with fishnet.


Marilyn Monroe Domina with Riding Crop


Marilyn Monroe Dominarix with Riding Crop

venerdì 10 giugno 2011

Golden Shower Wallpaint Art


Contemporary femdom art pissing fantasy found in a restroom.

Bondage Warriors: Vogue Japan by Steven Klein



Published by Vogue Japan Homme
Photographed by Steven Klein / Styling Nicola Formichetti / Models Anthony Gallo,Colby Jamar, Doug Porter, Jason Morgan, Oraine Barrett, Ryan Koning and Travis Hanson at Major, Stephen Novok at Request / Production Tracy Whiting at North6

giovedì 9 giugno 2011

DominaMobil



Risale al 2009 questa chicca: una dominatrice tedesca Lady Lee ha adattato un furgone a dungeon su quattro ruote, il DominaMobil, ora i clienti potranno farsi frustare in un 'anonimo' van. Mistress Lee dice: "I just bought a van and kitted out the interior with a complete S and M studio so my slaves don't have to visit me. It has everything you'd want - restraints, cages, gags, chains and whips. I like seeing men suffer. And most important of all, the van is completely soundproof so your neighbours will never know."

mercoledì 8 giugno 2011

Le déjeuner sur l’herbe: life is a picnic


Pepe Smit è un illustratore e fotografo olandese. Utilizza spesso se stesso come modello negli scatti fotografici e nelle riprese video. Nel 2010 ha girato un corto video chiamato Le déjeuner sur l’herbe - Life is a picnic.

http://www.pepesmit.com/recent_work_video_picnic.html

Tortura the sound of pain and pleasure




Tortura the sound of pain and pleasure: An evening with Marquis De Sade.

Tortura Vol. 1 – The Sounds of Pain and Pleasure… – A Factual Living Record of Discipline and Punishment. “Limited Collectors Edition” – 1965 – Label: Bondage Records
Ascolta Vol. 1 Track 11

Tortura No. 2 – The Sounds of Pain and Pleasure… – An Evening with the Marquis De Sade
“Limited Collectors Edition” – 1965 – Label: Bondage Records
Ascolta Torture Vol. 2 Track 3

lunedì 6 giugno 2011

Strapon Street Art


"As I was reading the comments one of the folks translated it as “This is my penance.” While this is correct, Hebrew words tend to have more than one meaning and the word “qafarti” can also be translated as “my heresy,” making the phrase mean “This is my heresy.” In traditional Jewish circles, generally meaning the Orthodox, strap-ons and any sort of strap-on sex would be considered taboo and would be frowned upon. "

venerdì 3 giugno 2011

Senza parole

mercoledì 1 giugno 2011

mercoledì 25 maggio 2011

La voglio anch'io!


Quando lo raccontavo alle mie amiche -ex compagne di liceo- erano incredule, o forse solo curiose di vedere coi propri occhi il mio nuovo acquisto; così un giorno le ho invitate a casa per un aperitivo. Una serata informale, a parte il mio diadema da principessa, birra e qualche antipasto da spizzicare fra una chiacchiera e l'altra. A servire c'era la mia sissymaid, l'oggetto di tante occhiate e risatine incredule. Quando dissi loro che dormiva chiusa nella gabbia rimasero a bocca aperta, allora iniziarono a capire che non era la recita di una sera. La conferma arrivò quando ordinai alla serva di alzare la gonna per mostrare le strisce viola delle cinghiate prese l'altroieri come punizione perché non aveva fatto bene le pulizie domestiche... allora le vecchie compagne di classe capirono che il mio carattere dispotico e capriccioso aveva trovato l'oggetto perfetto da plasmare e maltrattare. Marina volle immortalare la visione con tanto di fotografia da mettere su facebook a futura memoria.
Il giorno dopo Lara, quella a destra con gli stivali, mi chiama al telefono per chiedermi come ho fatto a trasformare un maschio in una docile ed ubbidiente camerierina perché anche lei ne vuole una così! "Dove la trovo? Ne voglio anch'io una così!"

Photo: Princess Kaly

martedì 3 maggio 2011

Pornografia sadomaso


Se ne parla poco, anzi niente. Ma con il passare degli anni la produzione ed il consumo di materiale che riproduce le pratiche bdsm, e come tale definibile pornografico, è in aumento esponenziale: racconti espliciti, disegni crudi, foto e video dettagliati.
Molti amanti del bdsm per piacere o per lavoro sono produttori o interpreti di questo materiale, quasi tutti credo ne usufruiamo in modo e misura diversa.
Questa marea di materiale porno/sadomaso contribuisce alla conoscenza e diffusione del bdsm... forum, siti, blog, torrent diventano veicoli di diffusione.
Rischiamo di abbandonare la pratica della vera relazione interpersonale per diventare spettatori dietro un monitor?
E' sadomaso tutto questo o piuttosto voyeurismo onanistico?

martedì 8 febbraio 2011

Patologia o differenziazione individuale?


(tratto da http://blog.libero.it/prodom/3524856.html)

Come medico mi trovo spesso a scambiare opinioni con psicologi clinici. Molti di essi mi hanno riferito che quando parliamo o scriviamo è necessario porre molta attenzione in quel che diciamo e, soprattutto, in come lo diciamo poiché, per molte persone, l’opinione del medico ha sostituito per importanza la religione per la sua capacità di influenzare le opinioni in campo sociale e gli stessi comportamenti.

Effettivamente, come la religione, la professione medica (e la psicologia in particolare) ha dato conforto e fornito una guida a molta gente...e, di converso, danneggiato altre persone. Anzi, proprio la psichiatria/psicoterapia, negli ultimi centotrent’anni di esistenza come branca della scienza medica, ha contribuito all’oppressione di donne, persone di colore, gay ed altri etichettandoli come esseri psicologicamente inferiori (nel caso delle donne e delle persone di coloro, per esempio) o mentalmente patologiche, come nel caso dei gay e di altre minoranze sessuali.

L’effetto della “patologizzazione” di certi gruppi è stato molto profondo. Teorie sull’inferiorità delle donne sono state usate per giustificare la loro esclusione dalle leadership in campo politico e finanziario; teorie sull’inferiorità delle persone di colore sono state usate per giustificare scelte politiche di chiaro stampo razzista.

Nell’area della sessualità, la psicologia è stata particolarmente “cattiva” ed ha giustificato dei trattamenti estremamente brutali verso coloro che sono stati cosiderati “sessualmente devianti”. Attraverso tutta la prima metà del ventesimo secolo le ragazze che avevano un “eccessivo desiderio sessuale” (per esempio coloro che si masturbavano regolarmente) erano considerate anormali ed in molti casi sono state soggette a clitoridectomia; fino al 1970 la gente gay poteva essere internata in strutture per la cura delle malattie mentali da parte dei loro genitori; ed anche oggi terapie come ‘elettroshock e la “castrazione chimica” sono considerate interventi psichiatricamente accettabili per le parafilie sessuali...tra le quali includiamo il feticismo, il masochismo sessuale, il sadismo sessuale, il feticismo trans ed altre pratiche vicine e care a coloro che hanno le mie stesse preferenze in fatto di vita privata.

Perchè la psicologia ritiene giusto e doveroso interferire in quello che è un comportamento sessuale consensuale negli adulti? Perchè etichetta ancora un simile comportamento come “malato”?

L’antropologista urbano e membro fondatore della LSM, Dott. Gayle Rubin ha descritto il modo in cui la società vede il sesso classificando i comportamenti sessuali o come appartenenti alla cerchia dei comportamenti “sexually charmed” o come comportamenti “al di fuori dei limiti”.

Fondamentalmente, alla società piace la stabilità e quindi il sesso deve essere convenzionale, possibilmente all’interno del matrimonio, monogamo, privato, non mercenario, procreativo e “vanilla”.

Alcuni amanti del BDsM, come posso essere io, violano anche tutte queste prescrizioni in un colpo solo! Se a questo aggiungiamo che, magari, appartengono ance a minoranze sociali (donne) o etniche (extracomunitari) allora il gioco è fatto e non è impresa da poco riuscire ad essere accettati anche all’interno della stessa comunità BDsM.

Secondo Rubin la società esprime il suo peggio quando, soprattutto nascosta dall’anonimato e dall’impunità che un monitor garantisce, tenta di “eradicare” o addirittura sopprimere coloro che rappresentano un comportamento che per i componenti di questa società è “fuori dai limiti”.

I metodi impiegati sono molti inclusa la disapprovazione con scusanti religiose o sociali, l’applicazione deviata di leggi o regolamenti che sono in realtà solo discriminazioni razziali...e la classificazione di persone o comportamenti come “malati” senza nemmeno definire prima cosa sia da considerare “sano”.

Consideriamo però più strettamente l’approccio psichiatrico: effettivamente le teorie sono cambiate. Ora la masturbazione è accettata, le donne possono avere pulsioni sessuali e, da pochi anni, anche l’omosessualità non è più una malattia mentale.

La domanda che viene naturale porsi in conseguenza di questo è la seguente: perché la psichiatria continua a patologizzare il BDsM e mantiene il suo contributo ad ammantare di vergogna, segretezza, isolamento (e conseguente perdita di autostima) la comunità BDsM?

Più concretamente essa giustifica: leggi che criminalizzano il comportamento BDsM, decisioni legali che negano la custodia legale di minori a persone appartenenti al BDsM, discriminazioni in materia lavorativa e sociale e tanto altro ancora. Ecco perchè ritengo fondamentale affrontare questo problema con forza e decisione. Dopo una intera vita di lotte, la comunità omosessuale, è riuscita a far declassificare la propria condizione dalle patologie. Lungo sarà ancora il cammino perchè la società accetti questa realtà ma, questa, è un’altra storia. Quanto i vorrà prima che anche la comunità BDsM riesca ad ottenere un trattamento similare?

Personalmente io non mi nascondo e tutti coloro che mi conoscono sanno delle mie abitudini in questo campo. Solo dopo una serie di minacce spiacevolmente serie ho dovuto oscurare il mio volto dalle foto che ho pubblicato e cambiare la provincia indicata nel mio profilo. Negli ultimi tempi ho speso un monte di ore parlando e confrontandomi con uno dei fondatori e direttore dell’IPG Counselling Institute for Personal Growth nel New Jersey/New York psychotherapy center. Questa persona da 19 anni lavora con due dozzine di terapisti che hanno a che fare con le minoranze sessuali.

In questo modo ho avuto la possibilità di toccare con mano come la psichiatria ha danneggiato la gente e come i cambiamenti nelle teorie psichiatriche e nella nomenclatura diagnostica hanno contribuito a positivizzare i cambiamenti sociali e personali. Io ho ancora vividamente in mente il ricordo di lesbiche e gay che sono stati pesantemente discriminati ed inviati alle strutture pubbliche di assistenza semplicemente in virtù delle loro preferenze sessuali. Conosco personalmente casi di elementi a cui è stata revocata la potestà sulla prole poichè erano, per definizione, disturbati mentalmente; ed altri che “per una minigonna indossata fuori servizio” hanno perduto il lavoro venendo considerati persone disonorevoli. Ma, più di tutto, ho il chiaro ricordo di un pesante bagaglio di vergogna e sensi di colpa che investiva (ed, in parte, ancora investe) degnissime e stimabili persone solo perchè lesbiche o gay! Persone stupende che consideravano se stesse “patologiche” e quindi inferiori al resto della società. Per fortuna noto, con grande piacere, lo sbocciare di fierezza ed autoaccettazione crescente in ogni nuova generazione di “discriminati sessualmente”.

Personalmente ritengo che questo processo possa anche acadere nei confronti della comunità BDsM ma è prima necessario che gli appartenenti a questo gruppo prendano coscienza di se e si accettino in toto per ciò che sono. Solo successivamente si potrà affrontare positivamente i professionisti della psichiatria.

Iniziamo con il Diagnostic and Statistic Manual of the American Psyciatric Association che è praticamente la bibbia della salute mentale. La quarta edizione di questo tomo ci considera dei “Parafiliaci”. Cosa significa questo? Che noi siamo mentalmente malati semplicemente per ciò che abbiamo nelle nostre fantasie. Non importa se poi lo mettiamo in pratica. Non importa come siamo ome persone nel resto della vita. Non importa come ci comportiamo in società o sul lavoro o in famiglia. Non importa se sotto ogni altro aspetto siamo “mentalmente sani”.

Il DSM IV non è particolarmente logico nella sua classificazione dei criteri diagnostici per le parafilie. Alcune definizioni sono assolutamente ridicole: si è un feticista, per esempio, se si viene eccitati dalla biancheria intima in seta ma non se si prova eccitazione dall’uso di vibratori; in quanto i vibratori sono fatti specificamente per un uso sessuale mentre la biancheria intima non lo è!

Altre definizioni sono semplicemente create per essere sia offensive che socialmente fuorvianti al tempo stesso: parte della definizione di sadico sessuale è “the person has acted on these sexual urges with nonconsenting person, or the sexual urges or fantasies cause marked distress or interersonal difficulty.”. Non l’ho tradotto proprio per evitare fraintendimenti. In altre parole: si è un sadico se rapisci e torturi qualcuno OPPURE se la/il propria/o compagna/o scopre che si hanno fantasie da dominante e per questo chiede il divorzio OPPURE si ci si sente in una situazione di stress perché si è stati avvisati che essere un sadico significa essere malati mentali!!!

Inoltre, come la Chiesa Cattolica, anche il DSM IV non pone nessuna distinzione fra fantasia e comportamento...ancora, la difinizione di sadismo sessuale ci dice solo che si devono avere “ricorrenti, intense eccitanti fantasie sessuali...in cui la sofferenza fisica o psicologica...della vittima (sic) è sessualmente eccitante..”.

Fra le altre cose, una definizione del genere include una percentuale talmente grande della popolazione da essere di fatto inapplicabile.

Al di la di queste incongruenze logiche, il problema più serio con la classificazione psichiatrica della maggior parte dei nostri comportamenti come parafilie è che non ci sono ragioni logiche o giustificazioni per considerare le parafilie delle “malattie” mentali nella vita reale. Mi chiedo: dov’è il problema o il danno per l’individuo o la società (anche nella sua accezione più ampia) al di la dell’offesa alla sensibilità individuale di alcune persone? Si potrebbe discutere con ragione degli abusi sessuali o di tutti i comportamenti non consensuali ma il BDsM è consensuale per definizione.

Perchè continuare questa caccia alle streghe proprio nei confronti del BDsM?

Ne parleremo nella prossima puntata.